Il progetto “Chiusi Fuori” tra Liceo delle Scienze Umane “A. Caro” e il Carcere di Fermo

2' di lettura 16/03/2019 - La serratura che si apre e una grande porta, simile ad un muro: sono queste le prime impressioni all'ingresso del carcere di Fermo, visitato dalla classe 5C del Liceo delle Scienze Umane “Annibal Caro”nel'ambito del progetto “Chiusi fuori”, fortemente voluto dalle docenti Marina D’Aprile e Marina Malloni.

Ad incontrare gli alunni la direttrice del carcere Eleonora Consoli, il commissario Loredana Napoli, il responsabile dell'area trattamentale Nicola Arbusti, la giornalista Angelica Malvatani, alcuni agenti di custodia e - soprattutto - la redazione interna del giornale del carcere, “L'Altra Chiave News”, costituita da detenuti. Non è stata proprio l'esperienza che gli studenti si aspettavano.
“Pensavo che l'istituto fosse un luogo che trasmettesse solo malinconia, diretto da persone dure e poco cordiali. Ho trovato, invece, un posto che senza dubbio può favorire la tristezza, ma è reso meno malinconico dal personale amichevole” dice Claudia.
Secondo Giulia: “l’incontro è stato un modo per scoprire una nuova realtà. Mi ha fatto riflettere su quante volte basiamo il nostro giudizio su pregiudizi o stereotipi. Per questo, a volte si parte con un atteggiamento sbagliato, mentre solo con il dialogo e il confronto si può capire cosa si cela in una persona o in una situazione”.
Durante l’incontro alcuni detenuti hanno ricordato con struggimento i propri bambini, le passeggiate in riva al mare o i propri animali domestici.
Come riferisce Xhesika, “sono padri che vorrebbero accarezzare i loro bimbi, sono figli che si pentono di aver provocato dolore ai loro genitori. Sono consapevoli della loro condizione, sanno di essere estraniati in una realtà paradossale, in cui nessun uomo dovrebbe essere limitato. Sono consapevoli di aver sbagliato e di essere lì per quel motivo, ma sono motivati, aspettano che si aprano le porte della libertà e che si chiudano quelle della reclusione alle loro spalle, per affrontare quella vita che in precedenza non hanno apprezzato fino in fondo”.
Aggiunge Eleonora: “Siamo abituati a pensare che il carcere sia un luogo di maltrattamento, in cui le condizioni dei carcerati sono disumane. In realtà, con l’incontro organizzato dalla nostra scuola ho capito che non è così. Il carcere di Fermo è un luogo in cui il detenuto può ricercare la sua indole, l’umanità persa, tentando di non farsi sommergere dai propri rimorsi e di non ricordare perennemente la pena da scontare. È un luogo in cui la persona può veramente essere avviata ad un processo di reintegro in società”.
Da questo incontro gli studenti porteranno indubbiamente con sé un bagaglio ricco di emozioni e insegnamenti, “poiché grazie alle parole ascoltate sono riuscita a capire quanto una leggerezza possa stravolgerti la vita e portartela via come un uragano” ha commentato infine Elena.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-03-2019 alle 21:45 sul giornale del 18 marzo 2019 - 2202 letture

In questo articolo si parla di cultura, fermo, Liceo Classico "A.Caro"

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