L'angolo della Psicologa: “Vittima e carnefice”

05/03/2019 - Tutto è violenza: quella fisica, sessuale, psicologica, economica e rientrano in queste maxi categorie qualsiasi forma di aggressione fisica e verbale, quali , ricatti, persecuzioni, minacce, vessazioni, maltrattamenti, perché sono tutti comportamenti che non tengono conto della volontà della donna, che ha diritto di dire sì o no a qualsiasi idea o proposta. La maggior parte delle violenze avvengono all’interno delle mura domestiche e solitamente i carnefici sono mariti, fidanzati, partner o ex partner.

La violenza psicologica è sicuramente la forma più subdola, che gradualmente comporta un declino dell’identità della donna come tale, perché gli attacchi verbali come la derisione, l’insulto la denigrazione sono finalizzati a convincere la donna che “non vale nulla” per far si che si possa tenere sotto controllo e avere un potere costante su di lei.
Isolare la donna, allontanarla dalle relazioni sociali, impedirle di avere contatti con gli altri o impedirle di avere accesso alle risorse economiche, forse è la violenza più difficile da dimostrare ma quella che emotivamente distrugge la donna, che diventa un essere alla mercé dell’uomo.
L’uomo cerca di intimidire la propria compagna, perché il suo unico scopo è quello di sottometterla al suo volere, facendola sentire incapace, debole, impotente, totalmente dipendente da lui, spesso le intimidazioni, le minacce, le aggressioni fisiche e sessuali si avvicendano con un fase di relativa calma e false riappacificazioni, la cosiddetta spirale della violenza, al fine di indebolire ulteriormente la donna e confonderla, fino a che non ha più alcuna arma per difendersi.
La vittima è tale non solo perché subisce, ma in lei insorge un senso di colpa che trova nei torti subiti, una giustificazione meritata a qualche comportamento emesso, come se fosse stata lei stessa a provocare quel comportamento violento.
Questa valutazione errata di ciò che avviene, va a condizionare l’assetto psico-emotivo della donna, fino a compromettere un corretto esame di realtà.
Da qui scaturisce il sentimento della vergogna, che induce la vittima a sottostare al suo carnefice e ad omettere denunce ad organi competenti.
Succede molto spesso che la vittima soggiogata psicologicamente, senta il bisogno di non ribellarsi e di sottostare al carnefice, o per abitudine, o per stile di vita o per convezione sociale. Si innesca una dipendenza affettiva che non può essere confusa con l’amore profondo, la linea di confine è molto labile ma basta essere convinti di non poter vivere senza l’altro che dalla persona che ci è accanto si è pronti ad accettare tutto, pur di non perderlo.
Il partner della persona dipendente affettivamente è il carnefice di cui parlavamo prima, che tende a sminuire chi ha accanto, anche con tecniche di umiliazione pubblica, al fine di colpevolizzare la donna, di delegittimarla nel suo ruolo di moglie e madre, di manipolare le relazioni sociali e amicali, perché teme che qualcosa possa sfuggire al suo controllo. Impariamo a cogliere i segnali e a chiedere aiuto prima che si inneschi la spirale, da cui poi è difficile uscire!






Questo è un articolo pubblicato il 05-03-2019 alle 18:45 sul giornale del 06 marzo 2019 - 1137 letture

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