"L’angolo della psicologa": La consapevolezza tardiva di un abuso

21/02/2019 - Il percorso di vita di ognuno di noi può essere contrassegnato da episodi piacevoli o spiacevoli, da eventi traumatici o eventi gioiosi, ma purtroppo le tracce indelebili nella psiche della persona rimangono solo nel caso si subiscano situazioni incresciose, dolorose per il corpo e per l’anima.

Nel caso di abusi e maltrattamenti subiti in età puberale vengono alterate le sfere cognitiva, emotiva e comportamentale, fino ad arrivare a generare un’immagine distorta di se e di tutto ciò che circonda il minore. Il primo passo , quindi nel più breve termine possibile, vi è il ritiro sociale con conseguente diminuzione del coinvolgimento emotivo verso la realtà esterna , cioè un progressivo isolamento comportamentale .
L’isolamento sociale può essere interpretato o come paura di rimanere soli con determinate persone o con una persona in particolare o come una sorta di difesa da tutto ciò che ruota intorno al bambino, dando vita poi al processo di rimozione dell’evento traumatico , che all’apparenza potrebbe sembrare una strategia per bandire il trauma psichico, un trauma che se rimosso consapevolmente può generare nel percorso maturativo disturbi ansiosi, depressivi, alimentari, aggressività o irritabilità.
Il pericolo più rilevante sta nella possibilità che i bambini abbandonati a se stessi, vittime di abusi, senza essere sottoposti ad un monitoraggio continuo da parte dell’adulto, possano sopravvivere a queste situazioni di violenza, ma sviluppino in conseguenza dei meccanismi di rimozione , una frammentazione del sé e delle proprie esperienze, che può concretizzarsi in una sindrome dissociativa in età adolescenziale, con il suo apice in età adulta, non sempre visibile nelle relazioni affettive.
Se da una parte c’è sempre il tentativo di celare le esperienze negative vissute, dall’altra una parte della personalità lotta incessantemente con quelle verità subite che vorrebbero trapelare.
Un bambino che non si è sentito compreso da piccolo, con una bassa consapevolezza del suo vissuto perché nessuno lo ha assistito nell’elaborazione delle esperienze negative, potrebbe aver sviluppato nel corso degli anni, con la maturazione cognitiva ed emotiva, una capacità autocritica e decisionale che lo porti a rivelare quanto ha subito nell’infanzia con la speranza di liberarsi da quel famoso “uomo nero” che lo ha perseguitato da anni e che solo ora con le sue forze è in grado di fronteggiare.






Questo è un articolo pubblicato il 21-02-2019 alle 22:53 sul giornale del 23 febbraio 2019 - 1259 letture

In questo articolo si parla di psicologia, cultura, maltrattamenti, abusi, articolo

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