Amandola: anteprima del film la Croce e la Stella al cine-teatro amandolese

4' di lettura 27/01/2019 - Ieri nel restaurato Cine-Teatro cittadino, è avvenuta la proiezione in anteprima nazionale del film del regista calabrese Salvatore Lo Piano, che ha anticipato la giornata delle memoria di oggi.

Un buon numero di utenti hanno approfittato della riapertura avvenuta in modo celere da parte dell'amministrazione comunale e con le sovvenzioni arrivate dal Crowdfunding lanciato mesi fa.
Lo spettacolo delle 21,30 ha visto proiettato il nuovo progetto del produttore italo-americano Salvatore Pate con la sua Loading Production srl.
La trama è incentrata negli anni della seconda guerra mondiale e tratta della deportazione di alcuni ebrei italiani, nel campo di concentramento calabrese di Ferramonti, nel comune di Tarsia in provincia di Cosenza.
Questo campo è stato il principale (in termini di consistenza numerica) tra i numerosi luoghi di internamento per ebrei, apolidi, stranieri nemici e slavi aperti dal regime fascista tra il giugno e il settembre 1940, all'indomani dell'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale. Il campo fu liberato dagli inglesi nel settembre del 1943, ma molti ex-internati rimasero a Ferramonti anche negli anni successivi e il campo di Ferramonti fu ufficialmente chiuso l'11 dicembre 1945. Conseguentemente, dal punto di vista cronologico degli eventi della seconda guerra mondiale, ha già un suo peculiare primato: fu in assoluto il primo campo di concentramento per ebrei ad essere liberato e anche l'ultimo ad essere formalmente chiuso.
Nel film un parroco viene contattato da un ragazzo che ritrova un diario appartenuto ad un detenuto nel campo calabrese e gli comunica che la vita dell'uomo di chiesa, non sarà più la stessa. Parte così una ricerca che ripercorrerà la vita nel campo, attraverso vicende di estrema sensibilità ed altre di estremo dolore. Un film che tocca l'anima di chiunque non voglia dimenticare quello che è successo e che magari, poco si conosce. Infatti sui campi di prigionia e detenzione italiani, si sa ancora molto poco ma grazie anche al lavoro del regista Lo Piano e del suo staff, un'altra pagina di storia della seconda guerra mondiale può essere rinverdita.
Presenti in sala per l'occasione, anche lo stesso regista, oltre al produttore e al protagonista principale l'attore Luigi Diberti.
La distribuzione del film è affidata alla ConfiFilm di Giuseppe Conti che è anche colui che ha preso in gestione il nuovo cine-teatro amandolese.
A fine film si è tenuto un piccolo dibattito tra i presenti, con Salvatore Pate che ci ha tenuto, visibilmente commosso, a ringraziare la città di Amandola e i suoi abitanti per l'ospitalità, rimarcando il fatto che film come questi, devono essere un monito ulteriore a non dimenticare mai cos'è successo in quegli anni.
“Perché ciò che è successo, non accada mai più. Mai più!”, ripete per tre volte il produttore italo-americano.
A fargli eco ci pensa il regista calabrese che testimonia di come il film abbia ricevuto molti patrocini morali e attestati di stima, anche da enti pubblici nazionali, ma non sembra ancora essere amato abbastanza per essere considerato per il valore che riveste.
“Speriamo che quello che abbiamo raccontato in una pellicola su quello che veniva definito un “Campo buono”, ma come può esserlo mai un luogo dove la gente viene privata della propria libertà, lasci chi lo vorrà vedere con un senso di riflessione acuta e moralmente alto. Questo il nostro compito nei confronti di tutti quei protagonisti silenziosi che non dobbiamo mai dimenticare”.
A chiudere la serata anche il sindaco di Amandola Marinangeli, che ha sottolineato la sensibilità del film e dello staff presente, soffermandosi su come opere di tale portata lascino tutti noi di stucco.
“Spero che la frase utilizzata in chiusura ovvero “amatevi come io vi ho amato”, sia da stimolo per tutti noi a sentirci più fratelli.”

Una buona occasione non solo oggi nel giorno della memoria, ma nei prossimi tempi per correre al cinema e trascorrere un paio d'ore con una “stella” ed una “croce”.



di Marco Squarcia
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 27-01-2019 alle 22:22 sul giornale del 28 gennaio 2019 - 904 letture

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