Dario Palazzo: "Questo è il mio mondo"

31/12/2018 - Oggi mi sento forte e orgoglioso della mia sordità profonda, per questo vorrei trasmettere i valori della comunità a cui appartengo e diffondere nozioni sulla Lingua dei Segni Italiana (LIS).

Dario Palazzo si è laureato in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Studi Europei presso l'Università Aldo Moro di Bari con una tesi dal titolo "Diritti umani e sordità". Uomo di cultura e fine studioso, ha al suo attivo una brillante carriera come attore professionista e drammaturgo. Vanta numerose collaborazioni con associazioni e partecipazioni a convegni in qualità di relatore. Il fil rouge della sua attività rimane sempre quello di promuovere e diffondere la cultura sorda. Nelle vesti di giornalista ha avuto modo di incontrare e intervistare persone sorde sia in Italia che all'estero. Autore del libro "Il mio cammino verso la comunità sorda" (Edizioni La Matrice), ha voluto rendere nota la sua storia per sensibilizzare i lettori e accompagnarli con impegno e dedizione nel mondo dei sordi.
Qui di seguito la sua intervista:

1) Tre aggettivi che descrivono la tua personalità.

audacia, spirito combattente, saggezza.

2) Nell’era delle comunicazioni digitali quale pensi possa essere il ruolo di un’associazione storica come l’ENS (Ente Nazionale Sordi)?

Attualmente sono consigliere provinciale dell’ENS di Bari. Ormai la situazione tra passato e presente è ben evidente, non c’è più la necessità di accudire solo i circoli ma i nuovi sportelli informativi anche online per soddisfare i cittadini. C’è tanto bisogno di modernizzare il ruolo tecnologico e comunicativo dell’ENS.

3) Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a livello umano e professionale?

Continuare ad arricchire la mia cultura umanista e dedicarmi alla mia passione per l'arte. Faccio parte dell’Associazione culturale “Le mani incatenate” di Bari in qualità di vice direttore artistico. Mi auguro di continuare a promuovere tali progetti sociali e culturali.

4) In Italia vi è un acceso dibattito tra sordi che sono pro o contro la LIS (Lingua dei Segni Italiana). Pensi si possa trovare un punto di incontro?

A novembre 2018 sono stato finalmente invitato al convegno dell’ASI (Affrontiamo la Sordità Insieme) di Bari dalla collaboratrice Giulia Santoro, persona di grande sensibilità. La ringrazio per avermi permesso di presentare brevemente il mio libro “Il mio cammino verso la comunità sorda”. Da quel momento ho riflettuto sulla necessità di creare momenti d’incontro tra sordi colti e udenti per discutere sul tema della sordità. Tali occasioni si dovrebbero tenere in tutto il territorio italiano al fine di combattere eventuali pregiudizi e condividere certi punti d’interesse e di benessere della comunità sorda.

5) Cosa rispondi a chi sostiene che la LIS sia ghettizzante?

Dipende sempre da chi lo sostiene. Se è un udente a definirci così, allora è un pregiudizio stupido e indice di una mentalità tipica dell’ottocento che non conosce la realtà della comunità sorda. Invece nel caso di un sordo, purtroppo non ha mai colpa perché ovviamente è stato influenzato dagli udenti e dal tipo di educazione ricevuta.

6) Il nostro governo pare si stia avviando verso il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana. Qualora ciò accadesse, cosa pensi cambierebbe per le persone sorde?

Sono profondamente amareggiato dai governi precedenti che sono stati davvero “sordi”. Alcuni politici si sono rivelati insensibili e ottusi nei nostri confronti. Ci sono anche lobby che agiscono contro la comunità sorda per gli interessi dei camici bianchi o per ragioni filosofiche dell’800. Tutto ciò è vergognoso nei confronti degli altri paesi perché la maggior parte del mondo ha già riconosciuto i segni da tempo. Comunque a parer mio è troppo tardi, vi è ormai una spaccatura profonda all’interno della comunità sorda tra sordi bilingui e oralisti. Non tutti i sordi adulti hanno maturato un’Identità o una Cultura Sorda, non hanno consapevolezza di essere sordi e non sono orgogliosi della LIS. Questa è la loro fragilità. Non voglio essere pessimista ma questa è la realtà.

7) Immagina di dover spiegare brevemente la cultura sorda agli udenti, su quali aspetti ti soffermeresti?

Consiglierei di vedere “Figli di un dio minore”, un ottimo esempio di cultura sorda. Un film molto conosciuto a livello mondiale e alla portata di tutti. Del resto non è facile spiegare la sordità agli udenti che non conoscono minimamente l’argomento. Le persone sorde utilizzano soprattutto il canale visivo e il contatto con le mani, per esempio se siamo in fila alla cassa del supermercato e davanti a noi c’è una persona sorda cui dobbiamo chiedere di spostarsi o altro, è bene battere leggermente con la mano sulla sua spalla così da farla voltare per comunicare senza problemi. Invece in strada se un’auto ci lampeggia, potrebbe darsi che al suo interno vi sia un sordo che ci chiede di spostarci perché magari deve parcheggiare o vuole avvertirci di qualcosa.

8) Cosa si intende per cultura inclusiva?

È il modo in cui i sordi si dimostrano consapevoli di ciò che sono e della loro identità sorda, orgogliosi di essere sordi e attivi sostenitori della LIS, della cultura sorda e parte integrante del mondo in cui vivono, in tutti gli ambiti artistici e culturali come il teatro, l’arte, la letteratura e il cinema.

9) Quale consiglio daresti ai giovani sordi?

Ho sempre consigliato ai giovani sordi di non abbandonare i propri progetti né i sogni da realizzare, di avere la giusta autostima e il coraggio di affrontare le avversità, di perseguire le proprie passioni. E soprattutto devono essere orgogliosi di essere sordi e diffondere dunque le giuste informazioni sulla sordità. Esorto tutti a essere più uniti: sordi segnanti, bilingui, oralisti, bimodali, eccetera. Finora ho visto troppo menefreghismo, egoismo, divergenze e solitudine.

10) Qual è il tuo libro preferito?

Impossibile dirne uno, ne ho tantissimi, a partire da “La storia infinita”. Cosi è nata la mia biblioteca privata in cui custodisco molto gelosamente oltre 1200 libri tra saggi e altre categorie, inclusi libri secolari e rari. Ormai è diventata una mania di collezionismo che ho fin da ragazzino .

11) Qual è il motto della tua vita?

Resilienza della vita.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 31-12-2018 alle 14:40 sul giornale del 02 gennaio 2019 - 3825 letture

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