L'angolo della Psicologa: “Paura dei genitori dinanzi ad una diagnosi di DSA”

20/11/2018 - Un’etichetta che troppo spesso fa paura, ultimamente è quella relativa al DSA, perché quello che tanti genitori si chiedono è : “Mio figlio avrà un DSA, ossia un Disturbo Specifico dell’Apprendimento?”

La scuola è sempre più attenta alle difficoltà che i bambini nel corso dei primi anni delle elementari possono presentare, purtroppo però poi la comunicazione con le famiglie non sempre è adeguata ed empatica, per cui i genitori vengono messi dinanzi ad una realtà che, se lasciati soli, non sanno come gestire. Un bambino a cui è stata diagnosticata la dislessia o la discalculia o la disortografia o la disgrafia, non sarà un bambino con un ritardo cognitivo, bensì un minore che non è in grado di assimilare delle informazioni nello stesso modo in cui le recepiscono i suoi coetanei. Un ragazzo con DSA potrà studiare, frequentare l’università e trovare un lavoro che lo gratifichi. Gli insegnati dovranno usare misure dispensative e compensative secondo quanto il MIUR ha stabilito nelle Linee Guida del Diritto allo studio, ma chi supporta i genitori affinché riescano a dare un aiuto ai figli senza creare in loro frustrazione? Non per forza tutti devono essere capaci di fare tutto, di ottenere sempre buoni voti, ogni bambino è capace di fare qualcosa , non si può fare tuto in modo eccellente e talvolta i genitori peccano perché hanno un alto livello di aspettative e vorrebbero che il proprio figlio sia il più bravo della classe. Un bambino con un disturbo specifico non avrà la possibilità di eccellere e non potrà soddisfare i desideri dei genitori, pertanto nel momento in cui si rende conto di ciò, subentreranno ritiro emotivo, frustrazione, paura, ansia di andare a scuola, bassa autostima ed in questi casi è necessario un percorso di sostegno psicologico per tutta la famiglia, perché da soli è difficile uscirne e si rischia di aggravare l’instabilità emotiva del minore. Succede molto spesso anche che i genitori si colpevolizzino e vadano alla ricerca disperata di una causa. L’atteggiamento di un genitore con un figlio che ha queste difficoltà deve essere accogliente e non colpevolizzante, empatico e non frustrante, e questo sarà possibile solo una volta che avranno capito le reali problematiche del figlio. Nel caso in cui c’è un genitore accogliente e uno colpevolizzate , uno comprensivo e l’altro aggressivo, la sfera emotiva del bambino è in pericolo perché il piccolo non saprà a chi dare ragione e a chi affidarsi, mancando una coerenza genitoriale, mancherà anche il supporto psicologico di cui il piccolo avrebbe bisogno. SI deve arrivare ad una piena consapevolezza genitoriale delle reali difficoltà del bambino e delle sue abilità, potenziando quest’ultime e compensando le difficoltà con degli strumenti e delle strategie adeguati, solo quando i genitori avranno compreso dove sta il problema, saranno in grado di aiutare il proprio figlio nel percorso di crescita e di maturazione.





Questo è un articolo pubblicato il 20-11-2018 alle 16:26 sul giornale del 21 novembre 2018 - 1304 letture

In questo articolo si parla di psicologia, cultura, articolo, Barbara Palombi

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/a1AM