Amandola: i comitati cittadini a difesa della salute si uniscono e tornano a farsi sentire

4' di lettura 20/11/2018 - Il comitato Tutela per la salute dei Sibillini nato prima del sisma del 2016 e quello in Difesa dell'Ospedale di Amandola, nato dopo gli eventi sismici, hanno convocato una conferenza stampa per spiegare le loro ragioni ed alzare la voce.


I due comitati volontari e spontanei, hanno deciso di avanzare in modo sinergico verso degli obiettivi comuni, quali?
Il ripristino dei servizi sanitari attivi prima del sisma e la ristrutturazione di una parte del vecchio nosocomio amandolese per far ripartire lì le attività più impellenti. Inoltre il ritorno ad Amandola del personale che ha una memoria storica e culturale del territorio montano.
Il comitato per la tutela della saluta nei Sibillini, spiega la presidente Di Venanzi,
nasce nell'aprile 2018 dopo una petizione che ha raccolto più di 2300 firme per il ripristino delle funzioni del Vittorio Emanuele II. Ci siamo fatti portavoce di una popolazione di almeno 20000 abitanti, comprendenti tre province che dell'ospedale civile usufruivano. Ad oggi non c'è più la copertura del primo soccorso, c'è un punto di primo intervento senza anestesisti e sale operatorie come invece vi era prima. Abbiamo attualmente a due anni pieni dal sisma, un ambulatorio posto in dei container isolato e poco fornito.”
Anche Nikola Kardos, ex funzionario amministrativo dell'ospedale civile amandolese, autore di più inchieste sui problemi della sanità sibillina, parla di problemi che se prima riguardavano solo l'organizzazione interna ( reparti, medici, infermieri, orari e quant'altro) ora invece si sono allargati a macchia d'olio.
“Invece di rendere la vita più facile ai cittadini già stressati da un evento irripetibile come il terremoto, gliela si è complicata.”
“Attualmente- continua la Di Venanzi- abbiamo un mammografo che è stato rottamato, il laboratorio analisi declassato a punto prelievi che funziona dalle 7,30 alle 8,45 di mattina, con gravi disagi per i tanti utenti anziani della zona che devono correre per usufruire di un servizio che prima funzionava ottimamente. Gli ambulatori per la diagnostica sono disponibili solo 4 ore al giorno, non h24 come avveniva prima quando erano dei veri e propri reparti. Ancora, non abbiamo più il consultorio familiare, nemmeno l'assistenza sociale e lo psicologo (fatto gravissimo rincarano i comitati in un territorio fragile e provato a livello emotivo). E' rimasto lo psichiatra che però è stato erogato in accordo tra le aree vaste fermane e picene. Se ci sono delle emergenze e ti senti male in orario di servizio insomma, magari ad Amandola puoi essere soccorso, altrimenti vieni “spedito” direttamente a Fermo.“
Kardos fa ancora notare un'altra attività che definisce “incresciosa”, ovvero quella relativa ai prelievi di sangue che dopo le ore 8,45 vede le sacche col materiale ematico partire da Amandola, passare per Montegiorgio e poi arrivare a Fermo nei laboratori preposti con un'auto. La stessa auto- denuncia Kardos- è la stessa su cui a tarda mattinata, viaggiano i pasti per gli utenti della Rsa(Residenza Sanitaria Assistita sita nel centro sibillino).

I comitati si chiedono quali siano le scelte reali che la politica regionale e gli altri enti che si occupano di sanità, intendono portare avanti senza rispettare ciò che si era promesso. Il riferimento è diretto ovviamente, a quanto la Regione aveva dichiarato dopo l'agosto 2016, con l'intenzione immediata di recuperare subito attraverso 3 milioni di euro già stanziati, l'ala più moderna del Vittorio Emanuele II laddove vi era anche la Rsa da 20 posti inaugurata nel 2009 e anti-sismica.
Piuttosto- dice Ricci, vice presidente del comitato Tutela della salute – ad agosto di quest'anno è partito l'iter per la costruzione di un nuovo pre-fabbricato, sito vicino all'attuale “ospedale di campo” in zona Pian di Contro che dovrebbe essere il nuovo Ospedale dei Sibillini. Quei 2 milioni e mezzo donati dalla Protezione civile, sono soldi ben spesi?”. Si domanda Ricci.
Presente alla conferenza anche l'ex sindaco amandolese e ingegnere Riccardo Treggiari, che ha voluto sottolineare come non si capiscono certe scelte della politica, che attua il “gioco delle tre carte”, non facendo capire agli utenti quali sono gli obiettivi immediati per la tutela dei servizi più essenziali.
“Piano piano ci è stato tolto ciò che avevamo e si continua a ritenere inagibile la struttura del Vittorio Emanuele II che è stato nel frattempo depravato di ogni macchinario, arredo ed altro, per far posto invece ad un nuovo nosocomio che forse vedrà la luce nel 2023? E dico forse.”
I comitati in definitiva non sono d'accordo con le scelte messe in campo dalle istituzioni e anzi sono pronti a passare all'azione spiegando le proprie posizioni in un'assemblea pubblica in via di organizzazione.
Chiediamo semplicemente- conclude il prof. Attilio Bellesi- che si rispettino le promesse fatte ai cittadini dell'Unione Montana con la delibera del 9 Giugno 2017, in cui si paventava l'immediato ripristino del Vittorio Emanuele II. Non siamo noi a chiederlo- tuona infine Bellesi- sono state le stesse istituzioni a dirlo!”.
Seguiranno altri approfondimenti.


di Marco Squarcia
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 20-11-2018 alle 09:54 sul giornale del 21 novembre 2018 - 1265 letture

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