L’angolo della psicologa: “Triangolazione e strane alleanze nelle famiglie separate”

3' di lettura 13/11/2018 - Sempre più di frequente capita di assistere a dinamiche relazionali disfunzionali in caso di separazione di una coppia, ancora di più se ci sono i figli, quando in realtà due persone con un adeguato esame di realtà dovrebbero evitare ogni forma di conflitto se è vero che tengono ai figli come spesso affermano.

Le relazioni diadiche tra marito e moglie in via di separazione sono di per sé instabili , soprattutto in caso di situazioni cariche di stress emotivo, per cui per tentare di diminuire e gestire lo stress si ricorre ad una terza persona, che non necessariamente è il figlio, ma potrebbe essere un genitore di uno dei due coniugi, o un fratello o una sorella e questo figura che subentra nella relazione di coppia già deteriorata, non fa altro che alimentare la disfunzionalità del rapporto.
Capita solitamente che la persona prescelta non ne sia consapevole, perché agisce indirettamente per mano di uno dei due coniugi. Pensate al ruolo di un minore o di una persona di una certa età che si presta a stabilire un’alleanza pensando di fare il bene del proprio genitore o del proprio figlio o figlia.
Resta comunque il fatto che il conflitto tra i due partner non viene risolto all’interno della diade marito-moglie, ma viene deviato su una terza persona e di fatto il coniuge escluso, che si trova comunque coinvolto in una triangolazione, andrà ad occupare una posizione di debolezza all’interno del triangolo, perché gli altri due, figlio-genitore, o madre o padre di uno dei partner e partner stesso, avranno una posizione di superiorità perché sono coalizzati tra loro.
La triangolazione più diffusa sfortunatamente coinvolge i figli, perché vengono coinvolti da uno dei genitori al fine di diminuire lo stress emotivo e i sentimenti negativi che una separazione conflittuale può comportare. Potete immaginare che in questo modo risulta difficile eliminare il problema o tentare di attenuare le dinamiche conflittuali, perché ciò che ne consegue oltre ad esasperare in negativo la relazione, si rischia di minare il benessere psicologico ed emotivo del figlio, con tutti i problemi che ne conseguono.
L’unica persona che sembrerebbe beneficiare di questa strana alleanza è il coniuge che occupa il ruolo di superiorità, cioè che quello che ha deciso di mettere in atto questa triangolazione, perché il coniuge escluso è vittima di uno stress costante e chi viene coinvolto non è altro che un mezzo deliberatamente utilizzato dal partner per garantirsi un controllo sulla relazione, per cui il conflitto verrà alimentato fino a quando la terza persona non si ribellerà a questo gioco perverso.
Risulta difficile intervenire in questi casi, perché chi chiede aiuto solitamente è il coniuge che subisce, mentre per l’altro rivolgersi ad un professionista significherebbe arrestare questo meccanismo, a meno che non si renda conto dei danni psicologici che si genererebbero nel minore coinvolto.

Raccontate le vostre esperienze negative o positive che siano e parliamone insieme!






Questo è un articolo pubblicato il 13-11-2018 alle 19:42 sul giornale del 14 novembre 2018 - 1769 letture

In questo articolo si parla di psicologia, cultura, articolo

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