L'angolo della psicologa: “Uno spunto di riflessione per i genitori”

08/10/2018 - Non posso non esprimere il mio pensiero in merito a quanto avvenuto a Modena, relativamente ad una festa di compleanno di un bambino autistico a cui nessuno è intervenuto, se non un compagno. Certe notizie mi lasciano basita e mi rendono incredula dinanzi a tanta povertà intellettuale e di animo.

Come non mostrare sensibilità e accoglienza nei riguardi di questi bambini meno fortunati, i cui genitori fanno degli sforzi immensi per poter dare loro le cure necessarie, cure che non fanno eclissare l’autismo, perché l’autismo rimarrà come un marchio a vita impresso nei loro corpi e nelle loro menti, pero sono cure che aiutano il bambino a sfruttare le sue capacità residue e a trasformarle in risorse.
Un bambino affetto da autismo non riesce a relazionarsi con gli altri, non è capace di guardare negli occhi chi gli parla o chi gli sta accanto, molti non sanno neanche condividere un gioco, il gioco di un bambino autistico è solitario e forse i genitori avranno pensato che “non fa nulla se non vanno tanto lui neanche si accorge che i compagni non ci sono ”. Sono certa che alcuni adulti avranno ragionato in questo modo, perché c’è tanta ignoranza intorno a questa tematica. Ma questi adulti non sanno che le terapie a cui questi bambini “diversi” vengono sottoposti possono aiutarli con il tempo ad interagire, in questi casi è molto di aiuto la Pet Therapy perché un animale può essere il mezzo per canalizzare il suo sguardo .
Non ci sono giustificazioni per questi genitori che hanno disertato il compleanno con i loro figli, scarsa informazione? Pregiudizi? Stereotipi? Siamo nel 2018 e ancora si teme l’autismo, difese che non hanno motivo di esistere e che non trovano una spiegazione, l’autismo non va temuto, va compreso e per comprenderlo basterebbe stare qualche ora con queste persone per capire che il loro mondo non è facilmente penetrabile, ma con gli aiuti giusti, con le persone competenti che lavorano per loro e per i loro genitori, si possono ottenere dei risultati. Non è ghettizzandoli o emarginarli che si aiuta chi ne soffre.
Non sono tutti dei Forrest Gump, per cui basta vedere un film e saperne qualcosa, vivere la realtà è meglio e visto che di casi ce ne sono moltissimi , cari genitori avvicinarvi ad una famiglia che vive questa sofferenza vi servirebbe per crescere ed insegnare ai vostri figli come si può amare e rispettare una persone “diversa” da noi, che potrebbe anche essere migliore di noi!!





Questo è un articolo pubblicato il 08-10-2018 alle 14:13 sul giornale del 09 ottobre 2018 - 787 letture

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