Porto Sant’Elpidio, grande successo per Eugenio Finardi

Eugenio Finardi 6' di lettura 07/07/2018 - Il celebre cantautore si è esibito ieri sera in uno strepitoso concerto nel piazzale della Galleria Auchan di Porto Sant’Elpidio, in cui ha condotto gli spettatori in un viaggio tra musica e parole.

La Pop Summer Edition, nuova rassegna musicale della Galleria Auchan di Porto Sant’Elpidio, ha aperto la sua prima edizione nel migliore dei modi. È stato infatti Eugenio Finardi, celebre cantautore rock, ad inaugurare questo contenitore musicale ideato da Lina La Gioia, direttrice dal Centro Commerciale Auchan. Vivere Fermo ha avuto il privilegio di intervistare il cantautore prima dello spettacolo; un Finardi che si è dimostrato molto disponibile a parlare di temi attuali ed importanti. Gli abbiamo chiesto del suo rapporto con quello che noi comunemente chiamiamo Dio. Finardi si dichiara da sempre ateo, figlio di genitori atei, eppure nel 2012 si presentò a Sanremo con “E tu lo chiami Dio”, brano che si può catalogare come una preghiera straordinaria. “Negli ultimi 100 anni abbiamo scoperto che l’Universo va al di là di ogni nostra comprensione. Ci sono più galassie nell’Universo che granelli di sabbia in tutti i mari del mondo. Una cosa incredibile. Io dubito che, posto che tutto ciò sia stato creato da qualcuno scientemente, che questo essere si occuperebbe di noi. Mi sembra anche un po’ presuntuoso pensare che ci abbia fatto a sua immagine e somiglianza. Credo invece che siamo degli esseri spirituali, questo sicuramente sì. Per cui tutti i sentimenti che di solito vengono legati al divino, come la grazia, la trascendenza, la nobiltà d’animo, la carità, la fratellanza, tutti questi alti sentimenti, tranne ovviamente la fede, sono cose che io condivido assolutamente. L’importante è che i valori portino a vivere una vita spiritualmente degna.” Nel 2016 Eugenio Finardi ha festeggiato 40 anni di Musica Ribelle, e proprio per questo abbiamo chiesto un suo consiglio per gli artisti emergenti. “Ma questo è un ottimo momento per gli artisti emergenti. Stanno nascendo nuove generazioni di musicisti di vario tipo, cantautori, band. Il mio consiglio può essere un consiglio per durare 40 anni. Ed è quello, alla fine, di non prenderlo troppo sul serio, cosa che io ho fatto per tantissimo tempo. Poi ad un certo punto, avevo un manager che si chiamava Marco Carrara, lo scopritore di Battiato, Alice, Mango, Ligabue. E lui, un giorno in cui volevo correre a rivedere la registrazione di un mio passaggio televisivo, mi disse “il giorno che non ti importerà più niente di quello che scrivono di te, sarà il giorno in cui sarai diventato quello che devi diventare” e aveva ragione.” A proposito di Musica Ribelle, abbiamo chiesto a Finardi contro cosa, o contro chi, vorrebbe ribellarsi oggi. “Manca un controvalore non economico. Oramai il valore economico è diventato l’unica misura di valutazione. Una volta si diceva “un bellissimo film che ha capito solo la critica”; adesso invece “un libro che ha venduto 19 milioni di copie”. Di solito per vendere quelle cifre, visto che più si alza la gamma e più si restringe la vendita, le cose che più vendono, anche nel campo culturale, sono cose di facile consumo. A volte cercando si può trovare qualcosa di più, se ti interessi in maniera particolare. Io per esempio nel cinema sono assolutamente onnivoro. Solo i supereroi non mi piacciono.” È un bisogno di verità e di qualità quello che pervade Eugenio Finardi, che vorrebbe ribellarsi al bisogno che ha questa società di mettere il profitto sopra ad ogni cosa. Una qualità e una verità che il cantautore ricerca non solo nella musica, ma anche nel teatro. Ci racconta com’è nata questa sua necessità artistica. “Mi sono reso conto che la gente voleva sempre di più sentirsi raccontare le cose. Anche nei concerti ho iniziato ad introdurre le canzoni e mi sono reso conto che questa cosa piaceva molto, creava un rapporto umano più profondo e contestualizzava le canzoni. Da qui è nata l’idea del teatro.” Una vena artistica, quella di Finardi, ereditata indubbiamente dai suoi genitori. La mamma, statunitense, era un soprano, e il papà, italiano, era tecnico del suono. Eugenio è quindi uno dei primi figli di immigrati, ed ha un doppio passaporto, italiano e statunitense. Sente quindi particolarmente il fermento politico e sociale che c’è nel nostro Paese, intorno al tema dell’immigrazione. “È sicuramente uno dei problemi attuali. Le emigrazioni sono un dato di fatto. Come hai sottolineato tu, io sono uno dei primi figli di un italiano e un’extracomunitaria. Di lusso perché era americana, ma tecnicamente extracomunitaria. Mia madre, inseguendo il sogno del canto lirico e del bel canto, è arrivata a Milano, alla Scala. Ha conosciuto mio padre, si sono sposati e siamo nati io e mia sorella. Nel 1975 mio padre è andato in pensione, aveva l’età che ho adesso io. Mia madre ha avuto un’offerta di lavoro per insegnare canto negli Stati Uniti, quindi loro sono andati in America e sono rimasti là con mia sorella, che in America ha avuto due figli. Stasera la figlia suona il violoncello con noi. E anche lei è un’extracomunitaria. E tutto questo in una sola famiglia. È un po’ l’emblema dei nostri tempi. Mi commuove molto ad esempio, il testo di Ghali, perché è un qualcosa che ho sempre vissuto, e quando io ero piccolo ero il solo a viverlo. Era una sensazione di solitudine pazzesca quella di avere due lingue, due culture, una mamma diversa. Un’Europa di saggi cercherebbe di governare le cose in modo da renderle gestibili. C’è molto distacco tra l’economia della finanza e l’economia vera, quella del lavoro. Giocando sullo spread italiano fai più soldi in un giorno che producendo auto in un anno. Purtroppo è un mondo così.” È un fiume in piena Finardi, che si definisce “in tour da una vita, perché se mi fermo mi deprimo.” E in effetti il cantautore sul palco, insieme alla sua band, dà il meglio di sé, trascinando il pubblico in un viaggio lungo circa due ore, tra musica e parole. Presente un pubblico numeroso, estasiato e coinvolto, a cui Eugenio Finardi si è concesso volentieri a fine concerto, per foto e autografi. Un inizio davvero entusiasmante per il Pop Summer Edition, che venerdì 13 luglio proporrà i Pianeta Zero, cover ufficiale di Renato Zero.


di Giuseppina Gazzella
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 07-07-2018 alle 18:08 sul giornale del 09 luglio 2018 - 2005 letture

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