Vivere le storie: il Maestro Marco Moschini

04/06/2018 - La proponiamo di lunedì questa puntata sulle Persone con la P maiuscola del territorio. Lo facciamo appositamente con un giorno di ritardo perchè merita di essere letta e riletta con calma e non sotto l'ombrellone o mentre si è in viaggio. Perdetevi nelle parole del maestro e...incantatevi.

Un'incontro particolare che mi ha lasciato basito, incuriosito e appagato allo stesso tempo. Il maestro Marco Moschini si racconta e le emozioni risuonano forti nelle sue parole umili, sincere e vissute. Una di quelle Persone che hanno dato e continuano a dare tantissimo agli altri. Nutrire l'anima e il corpo con la bellezza che si ha dentro e trasmetterla fuori, soprattutto ai bambini è qualcosa di meraviglioso. Buona lettura, davvero.

L'uomo:
" Sono un anziano maestro di scuola elementare. Lavorare con i bambini è stata ed è, per me, una cosa appassionante. Ho soprattutto cercato di aiutarli a costruire la propria autostima perché l’apprendimento non dipende tanto dalla buona volontà quanto dall’autostima che innesca la buona volontà. E l’autostima dipende dal riconoscimento, da parte degli altri, di ciò che siamo e che sappiamo fare, a cominciare da ciò che riusciamo a realizzare con le nostre mani. Dice l’alunno al maestro: “Se tu hai fiducia in me, io credo in me stesso”.
Quanto al riconoscimento… beh, anch’esso a sua volta dipende da qualcosa: dipende dall’amore che, unico, attesta e riconosce l’essere dell’altro. Credo che oggi la scuola si dedichi troppo alla “mente” e poco al corpo e alle emozioni, lasciando fuori dal portone i due terzi delle componenti essenziali dell’essere umano. Eppure “il bambino pensa operando(J. Piaget) e “la mano è lo strumento dell’intelligenza(M. Montessori). “Nella casa del pensiero - ci ricorda Silvana Zechini – le fondamenta sono la parte operativa e i muri sono la parte rappresentativa”. Oltretutto, quello che il bambino realizza con le sue mani, poiché gli costa tempo e impegno, acquista “valore” ai suoi occhi. Quanto alle emozioni, esse sono il carburante che consente al motore della mente di funzionare a pieno regime. Ma, per crescere emotivamente sereni, le emozioni vanno governate, occorre che l’emozione sappia diventare “parola” e non sia costretta a sfociare nel gesto inconsulto e violento. Perché l’emozione se non trova il veicolo della parola ricorre al gesto. Se invece diventa parola (quella delle fiabe, delle storie e dei racconti in cui identificarsi, o la parola sussurrata della confidenza che trova ascolto) allora turbamenti e conflitti possono essere rielaborati e metabolizzati, cioè fatti propri e superati. Infatti la parola convoglia le emozioni e inquadra i fatti in una cornice di senso perché permette di spiegarli e di capirli."

Il maestro:

"Ho insegnato a Senigallia (dove sono nato) fino al 1981, poi, a 33 anni, appena sposato, mi sono trasferito a Fermo dove vivo attualmente. Dal 1982 ho insegnato a Monte Urano, a Lido di Fermo e alla scuola “Don Dino Mancini” di Fermo. A Senigallia, in particolare, l’esperienza di un Tempo Pieno statale all’interno di un collegio è stata occasione di uno straordinario periodo di formazione professionale e umana. Entrai in contatto con una realtà chiusa e difficile a cui la scuola a tempo pieno, appena istituita, cercava in qualche modo di porre rimedio. Ogni bambino portava nel suo zainetto le fatiche di una vita di abbandoni che si manifestavano con opposizioni, fughe repentine e gesti violenti. Cercare di fare una scuola inclusiva e aperta al confronto, dove i valori della solidarietà e della cooperazione non restassero solo “concetti” ma pratiche di vita, mi ha portato a mettere in atto delle strategie adatte a far capire che l’unione fa effettivamente la forza e che il concorso di tutti può essere una grande risorsa. Mi riferisco a “cooperative” di bambini ma non solo. Perché il semplice “mettere insieme” persone appartenenti a gruppi diversi contribuisce ben poco, o per nulla, a ridurre l’intolleranza. Anzi! Talvolta l’ostilità fra gruppi aumenta invece di diminuire. Quello che può davvero fare la differenza, però, è lo sforzo quotidiano teso al raggiungimento di un obiettivo comune. Avere un obiettivo comune, infatti, condiziona il modo di lavorare di un gruppo e costringe a una gestione e a una presa di responsabilità collettiva. Quando i bambini lavorano insieme, alla pari, per raggiungere uno scopo che è di tutti, i loro stereotipi si spezzano."

Lo scrittore:

"Con quello che uscirà a giugno saranno diciotto. Ma un libro mi è particolarmente caro: “Non ci provare a prendermi in giro!”, Gruppo Editoriale Raffaello, 2012. I ricorrenti episodi di bullismo mettono in rilievo un clima sociale in cui debolezza e diversità sembrano appartenere a una categoria subumana su cui sia lecito esercitare scherno e disprezzo. Questo clima viene fatalmente respirato anche dai bambini che diventano, a loro volta, persecutori e perseguitati. E allora, oltre a cercare di capire il perché di questo accanimento, che nasce di solito da una personalità trascurata la quale vive un senso di inferiorità che proietta poi sul più debole, credo occorra suggerire ai più piccoli, che sono anche i più esposti, degli strumenti verbali che li aiutino ad “attrezzarsi” e a difendersi, con umorismo e leggerezza, dall’ottusità e dalla prepotenza. Per questo ho cercato parole che bambini a partire dai quattro anni potessero capire. Ne è nato un volumetto scritto in rima per rispondere “per le rime” all’antipatico di turno. Francesco, il protagonista, è un bambino che conosco: è senza capelli, piccolino di statura, con gli occhiali e le orecchie a sventola.

Il pensiero:

"Nessun tempo come il nostro ha mai esaltato così tanto la centralità del bambino nella vita della famiglia, e il compito dell’educazione viene aggirato nel nome della felicità del piccolo, che solitamente corrisponde a fargli fare, e a dargli subito, tutto quello che vuole. Gli esiti di questo processo portano alla scomparsa del desiderio e del sogno, e quindi del senso dell’attesa (soffocati dalla soddisfazione immediata dei bisogni), e alla scomparsa del senso del limite. Solo se si riconosce che non tutto è possibile si può permettere al desiderio di esistere. Oggi penso che occorra ridare il giusto peso all’educazione e alla formazione, abbandonando l’impostazione corrente che vede la scuola come luogo di “prestazione” e di “istruzione” intesa come somma di informazioni. La didattica per “competenze” non guarda più i ragazzi in faccia."

Il presente:

" Oggi stiamo vivendo una deriva culturale caratterizzata da indifferenza, diffidenza e individualismo, dominanza dell’apparire sull’essere, accettazione passiva del pensiero prevalente e schiacciamento sul presente per mancanza di futuro. Tutto ciò comporta un grave rischio: “Nel vuoto della cultura - scrive Pennac- il rischio è non aspettarsi più nulla: nel deserto la tentazione è il deserto stesso”. Ma l’educazione umana, come “umanizzazione dell’uomo”, ha bisogno di orizzonti di senso, di valori e di speranza. L’aspetto positivo consiste nel fatto che esistono persone, nella scuola e fuori, in grado di riorganizzare la speranza, di fornire ai ragazzi una cornice di senso e comportamenti che portino alla condivisione. Riorganizzare la speranza vuol dire:

  • lavorare sui sentimenti attraverso fiabe, storie e racconti, in modo che l’emozione sappia diventare parola e non sia costretta a sfociare nel gesto

inconsulto. Perché l’emozione, se non trova il veicolo della parola, ricorre al gesto;

  • valorizzare la gentilezza che, scriveva Hetty Hillesum nel 1942, un anno prima di essere deportata ad Auschwitz, “è un valore sommesso e discreto, una forma di coraggio senza violenza, una forma di forza senza durezza: e per opporsi alla barbarie bisogna essere forti”.

  • costruire menti creative e aperte, anche “educando lo sguardo” nei confronti della “diversità”. E “diversità” non è soltanto quella che più salta agli occhi, del disabile o dell’immigrato, ma anche quella delle diverse normalità quotidiane."

Il rapporto con il territorio:

"A Fermo mi trovo molto bene. Il posto è bellissimo e soprattutto mi piace la gente. Ritengo che il posto in cui uno si trova a vivere venga letto attraverso il filtro degli affetti: se stai bene con le persone che ti vivono accanto, allora anche il posto diventa un bel posto. In trentasette anni ho avuto la fortuna di conoscere, a Fermo, persone piene di iniziativa e di coraggio, che hanno portato avanti progetti splendidi. L’ultimo di questi è la “fattoria sociale” che attualmente ha preso vita a Monte Pacini, sopra la collina che sovrasta il quartiere Molini Girola di Fermo. Lì si promuove l’agricoltura sociale con un percorso biologico ed etico per l’inclusione di giovani adulti disabili, migranti, persone svantaggiate e giovani che intendono tornare a lavorare le terra."

La Ludicità un tema molto caro al maestro e oggi in grande espansione:

" Per “ludicità” intendo quelle manifestazioni di piacere e di leggerezza del vivere che fanno riferimento alla sfera emotiva. La “dimensione ludica” è una disposizione, uno stato d’animo, un atteggiamento dello spirito, un modo di pensare e di agire nel mondo, che non è limitato a un periodo della vita ma coinvolge l’intero arco dell’esistenza. “Atteggiamento ludico” vuol dire giovinezza di spirito, vuol dire conservare anche a sessanta o settant’anni l’amore del meraviglioso, lo stupore per i pensieri luminosi, la sfida lanciata agli avvenimenti, il senso del lato piacevole e lieto dell’esistenza."

Il suo futuro:

"Un mio progetto futuro è quello di continuare a realizzare altri albi con pagine ripiegabili sul modello dei due già usciti coi titoli di “Camilla nel bosco” e “Nel mare profondo”. Sono albi (target dai tre anni) che giocano sulla sorpresa verbale e grafica e sulla manualità. L’accorgimento delle piegature moltiplica lo stupore della parola, chiama in causa una realtà giocata sull’ambiguo e sul possibile e attribuisce alle immagini il carattere di fotogrammi in rapida successione per costituire un importante momento di passaggio dall’abituale fruizione del cartone animato al libro propriamente detto."

Grazie maestro.

http://www.marco-moschini.it/didattica_viva_15.html


di Marco Squarcia
redazione@viverefermo.it




Questo è un articolo pubblicato il 04-06-2018 alle 11:11 sul giornale del 05 giugno 2018 - 2312 letture

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