Racconti e rubrica di una psicoterapeuta: La sindrome stagionale

16/04/2018 - "Negli anni, ho incontrato molti pazienti, che con l’arrivo della primavera, ossia della rinascita, del portarsi fuori, sia nel corpo, sia nell’anima che nello spirito, non vivono con gioia, ma con profonda difficoltà tale passaggio"

Arriva la primavera, ed io, sono nervoso, la luce mi disturba, il cambio obbligato di orario e questa ora in più di luce mi crea un tremendo fastidio, se non rabbia. Il calore, che aumenta, mi dà senso di soffocamento, l’aumento dei rumori mi crea disordine mentale, la notte dormo male, faccio fatica ad addormentarmi, la gente sorride e si crogiola ai primi raggi del sole ed io invece, ho solo un enorme riluttanza, ho la testa vuota, dimenticanze, l’appetito va e viene, è come se il mio orologio interno, non fosse in sintonia con l’orologio delle stagioni; ma perché?
Negli anni, ho incontrato molti pazienti, che con l’arrivo della primavera, ossia della rinascita, del portarsi fuori, sia nel corpo, sia nell’anima che nello spirito, non vivono con gioia, ma con profonda difficoltà tale passaggio.
Il nodo su cui, terapeuticamente si deve lavorare è questo passaggio.
Un passaggio fisico e fisiologico, ma anche animico spirituale, tant’è che il rilascio della molecola serotonina– il neurotrasmettitore responsabile dell’umore – nel cervello, aumenta. Quando invece nel cambio stagionale invernale, in alcune persone come evidenziato da svariati studi, tende a diminuire dando corso, poi alla cosiddetta SAD sindrome affettivo stagionale.
In primavera, anche si ha una variante, di tale sindrome, spesso coincidente, con attacchi di panico, proprio in corrispondenza delle ferie, ma perché?
Come mai ad alcune persone il passaggio verso un aumento di serotonina, causa, malessere?
Rinascere. Ci sono persone, che vivono, una vita, ritmata dalle loro piccole e grandi cose, ripetitivamente se non ossessivamente, il controllo, la staticità, e in verità una quasi depressione per tutto l’inverno, il buio è un alleato, per non fare di più, per non chiedersi di più, per non vedersi di più, per coricarsi alle 20 di sera a stomaco pieno o poco dopo sul divano, e accendere la televisione e svenire fusi nel non contatto con il proprio se. Ma è freddo, è buio, si mangia, il fegato viene assopito e rimpinzato, i contatti umani sono meno frequenti, a lavoro, si tira avanti, e quando arriva la primavera la vita si risveglia, e porta a compimento il suo percorso. Ed in tutto, questo distrarsi da se stessi, il nostro io interiore, si carica di “non ascolto”, finché esce di prepotenza
! Esprimere. Esprimersi. Come l’albero, che ha lavorato in silenzio, ma imperterrito nel freddo e nel buio, nella sua interiore linfa. Ora i fiori, posso sbocciare e dare visibilità di quanto è stato fatto, con i futuri frutti estivi. E pensare che alcune persone, al momento dei frutti, toccano l’apice della tristezza, del fastidio, del nervosismo. Questa cosiddetta SAD sia in versione invernale, che estiva, non è un disturbo da prendere sottogamba: “Questa forma depressiva e l’eventuale compresenza degli attacchi di panico spiegano gli studi scientifici devono essere trattati da uno specialista che deve fornire le adeguate indicazioni ed eventualmente correggere, per i pazienti già in cura, i trattamenti cui si fa ricorso abitualmente perché in questo periodo potrebbero risultare molto meno efficaci”.


Dott.ssa Simona Maroni
Psicologa, Psicoterapeuta




Questo è un articolo pubblicato il 16-04-2018 alle 14:12 sul giornale del 17 aprile 2018 - 658 letture

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