Calcio: Intervista ad Andrea Petrucci della Fermana Calcio

13/04/2018 - Andrea Petrucci, uno della “vecchia guardia” racconta la sua emozione nell’aver indossato quel pezzo di stoffa dal peso incommensurabile, in una giornata cruciale per i gialloblù.

La fascia da capitano cesellata sul braccio, il cross intarsiato lungo l’area protetta da Volpe alla Douglas Costa in maniera precisa ed infallibile per la zucca di Sperotto, la corsia destra bruciata ed asfaltata dal suo piè veloce, i 2.549 minuti giocati che superano i 2.545 di Leonardo Bonucci.
Andrea Petrucci, uno della “vecchia guardia” gialloblù fautrice del salto dalla D alla C, a distanza di un anno esatto da quella data scolpita nella mente e nei cuori canarini (13 aprile, ndr), racconta la sua emozione nell’aver indossato quel pezzo di stoffa dal peso incommensurabile, in una giornata cruciale per i gialloblù.
“Il mister ha deciso che dovessi indossarla io, ma il capitano è e rimane Comotto. E’ una prova di orgoglio perchè ti responsabilizza però, come ha detto Urbinati la scorsa settimana (fu lui il capitano in Vicenza-Fermana del 4 aprile, ndr), quando manca Marco siamo tutti capitani e lo abbiamo dimostrato. Mi ha fatto molto piacere averla al braccio in una giornata indimenticabile, per noi e per chi l’ha vissuta dal primo all’ultimo minuto sugli spalti in simbiosi con noi. Quest’anno abbiamo dato prove di carattere che, a mio parere, non tutte le squadre sono riuscite ad esprimere. Domenica, nonostante fossimo in difficoltà, ci siamo compattati ed abbiamo compiuto un’impresa. Questo gruppo, grazie alla sua unità e forte sinergia tra tutte le sue componenti, riesce a fare delle cose grandiose. E domenica ne è stata la dimostrazione”.
Al suo primo anno tra i Pro, l’esterno di Arquata traccia un suo bilancio personale: “In Serie C il livello è più alto, non incontri il singolo giocatore che si distingue dagli altri ma squadre preparate e corazzate che ti studiano. Finora sono riuscito a mettere a segno 7 assist e 3 gol, grazie a tutta la squadra. Senza i miei compagni non avrei fatto quel che ho fatto. C’è sempre da migliorare e grazie all’impegno quotidiano nelle sedute di allenamento e all’esperienza cerco di maturare di giorno in giorno. Soddisfatto per i gol realizzati? Potrei anche esserlo considerata la mia prima esperienza nella serie che conta, ma per mia indole non lo sono mai, perchè ci si deve sempre perfezionare. In questo momento l’importante è pensare alla squadra, a raggiungere l’obiettivo salvezza, a fine anno si tireranno le somme”.
La fucina made in Marche parla anche del suo futuro a tinte gialloblù. “Ad ottobre ho firmato un triennale che mi legherà alla Fermana fino al 2020. A Fermo sto benissimo e mi fa piacere che la Società creda in me. La mia prima esperienza qui è stata in Eccellenza e ho vissuto le emozioni con questa casacca in tutte le sue sfaccettature. Lo scorso anno con questa maglia ero in D e, ad un anno esatto da quelle res gestae, sono contento di averla riportata in questa categoria che merita. Adesso dobbiamo puntare al mirino al mantenimento della stessa”.
Ironman Petrucci si è assentato solo in due occasioni in questo campionato: con il Mestre nella gara di andata per via di un acciacco e con il SudTirol nel girone di ritorno, pena la squalifica rimediata nel corso nella gara contro la Sambenedettese. Un rosso che si fa ancora fatica a digerire. “L’avevo presa molto male. Di certo non mi aspettavo un’accoglienza calorosa e sapevo che avrei trovato al Riviera un clima ostile, ho preso tanti insulti e fischi, ma fa parte del calcio. Sin dal riscaldamento ho notato che gli occhi erano tutti puntati su di me, ma francamente non ho fatto nulla, anche perchè il mister è molto ligio ed attento ai nostri comportamenti. Mi è dispiaciuta l’immagine che ne è uscita fuori dai giornali e le conclusioni affrettate che ne sono state tratte. Ormai è acqua passata, l’ho dovuta accettare e va bene così”.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-04-2018 alle 23:30 sul giornale del 14 aprile 2018 - 388 letture

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