Smartphone e nuove tecnologie, la psicologa Marinelli spiega i pericoli della rete

4' di lettura 26/03/2018 - Si è tenuto venerdì sera il convegno del Settore Giovanile gialloblù che ha avuto al centro della discussione il tema “Smartphone e nuove tecnologie, quale confine tra uso e abuso”.

L’incontro, gratuito ed aperto a tutti, genitori, istruttori, educatori e dirigenti interessati, si è svolto a Sant’Elpidio a Mare presso il “Casale CS Sport”, gentilmente concesso alla Fermana dal sig. Simone Corradini.
“Vi ringrazio per aver scelto la nostra struttura – ha esordito – . Questo auditorium è stato concepito come luogo di scambio, condivisione, crescita, cultura e confronto. E’ un valore aggiunto, come presente nel nostro nome con il termine “Quota”. Un valore, in questo caso, culturale perchè se questa sera apprendiamo qualcosa in più, lo dobbiamo alla dottoressa Marinelli, a mister Jaconi ed alla Fermana che ci hanno scelti”.
Il responsabile del Settore Giovanile Jaconi ha poi introdotto la psicologa Cristina Marinelli adducendo l’importanza della trattazione del tema delle nuove tecnologie e delle ripercussioni che producono sui “nativi digitali”, ovvero sugli adolescenti che nascono già con il smartphone in mano.
“Alla base della tecnologia c’è una parola che caratterizza tutte le patologie diagnosticate in età adolescenziale: dipendenza. I disturbi di iperattività che colpiscono i bambini sono aumentati in maniera esponenziale negli ultimi anni poichè l’esposizione continua a stimoli tecnologici porta alla diagnosi di un tipo di disturbo”.
La psicologa ha parlato poi di come a cambiare non siano soltanto i tempi ma anche la mente dei bambini. “Il nostro cervello è strutturato in maniera tale da applicare delle operazioni che portino a delle integrazioni cerebrali e quindi ad uno sviluppo. Il nostro cervello, prima di internet, era abituato a leggere ed a formarsi un pensiero su quello che si leggeva; aveva quelle capacità che permettevano di integrare i vari neuroni e sviluppare le varie aree dell’encefalo, cosa che non avviene più con l’era del digitale. Nel momento in cui abbiamo continue informazioni non riusciamo ad integrarle, le immagazziniamo e basta, mandando in sovraccarico il cervello. Cosa che prima era concesso perchè il linguaggio e la lettura permettevano lo sviluppo delle capacità cognitive che oggi vengono a mancare determinando delle patologie”.
La Marinelli ha spiegato agli astanti il significato della dipendenza da internet. “E’ un comportamento che porta una persona adulta ad ottenere una gratificazione, sviluppando la serotonina che anestetizza tutte le sensazioni negative. Quando sfuma l’effetto, subentrano la frustrazione e le emozioni negative, per cui siamo continuamente portati a ricercare uno stato di benessere. E’ un meccanismo automatizzato al fine di dare piacere ma che alla fine non lo dà più”.
La dipendenza da internet non permette, quindi, l’integrazione delle informazioni che vengono recepite, non consentendo, di fatto, di trovare l’equilibrio che è alla base del sistema nervoso.
A tal proposito la Marinelli ha svelato un piccolo aneddoto: “Sapete perchè Einstein era un genio? Perchè corpo calloso del suo cervello, che mette insieme l’emisfero destro e quello sinistro, aveva una portata simile ad un’autostrada. Era talmente grande e largo che le integrazioni che passavano da destra a sinistra e viceversa erano continue, al contrario di quanto avviene all’interno della nostra scatola cranica fissata in schemi che limitano queste connessioni. Einstein percepiva qualsiasi elemento a 360 gradi, sotto mille prospettive diverse”. Fondamentale per i bimbi e gli adolescenti è la fase del sonno, in cui i neuroni vengono rigenerati per muovere, il giorno successivo, nuove sinapsi.
“Se al cervello impedisco di riposare – prosegue la Marinelli – lo mando in cortocircuito. Ci sono produzioni di neurotrasmettitori che ci creano disagio e non benessere. E’ stato dimostrato che la perdita di sonno genera un aumento dell’insulina che equivale ad un aumento di glicemia che porta al diabete creando scompensi neurocorticali. Quando giocate a calcio che è uno sport situazionale, e siete nella fase del possesso palla, nel giro di breve termine siete costretti a prendere la decisione più opportuna per la vostra squadra. In questo caso la parte del cervello che viene azionata è la prefrontale, la quale, se sottoposta continuamente a stimoli, viene danneggiata in maniera irreversibile”.
La psicologa incalza. “Perchè Messi è un campione? Perchè ha questa capacità molto più sviluppata rispetto agli altri, ovvero di decidere in un tempo minore rispetto a tutti gli altri calciatori”. A chiusura dell’intervento, il responsabile gialloblù Jaconi ha consegnato alla dottoressa una targa ricordo dell’incontro tra gli applausi dei presenti che hanno ampiamente apprezzato la tematica trattata di grande attualità.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-03-2018 alle 18:44 sul giornale del 27 marzo 2018 - 289 letture

In questo articolo si parla di attualità, fermana calcio

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