Celiachia: diagnosi e prevenzione

3' di lettura 17/03/2018 - La celiachia riguarda almeno 5 italiani su 1000 ed è in crescita rispetto al passato.

La celiachia è una malattia autoimmune in cui l'ingestione di glutine attiva una risposta immunitaria insolita, con infiammazione cronica dell'intestino e malassorbimento di sostanze nutritive. All'inizio i sintomi possono essere limitati o impercettibili, poi iniziano a comparire e, se non si adotta una dieta senza glutine, possono insorgere complicanze multiple e gravi a lungo termine. Un'attenzione a parte merita la più rara allergia al grano che riguarda componenti diverse dal glutine e per cui è sufficiente evitare solo il grano. Si stima che la celiachia colpisca l'1% della popolazione europea (0,7% solo in Italia, più le donne degli uomini, benché solo lo 0,3% con diagnosi certa). Il glutine è una proteina presente in cereali come frumento, farro, kamut, orzo e segale, dunque in alimenti di largo consumo: pane, pasta, biscotti, pizza, nonché come additivo in molti altri cibi (si consiglia sempre di leggere le etichette). Forme lievi possono manifestarsi a qualsiasi età, eppure per ora non sembrano giustificati né screening né test genetici, dato che un terzo della popolazione italiana presenta una predisposizione genetica alla celiachia, ma meno dell'1% la sviluppa. Il gene che predispone alla celiachia è molto diffuso e ad oggi esistono due test di laboratorio (dopo aver consumato ogni giorno per almeno 6 settimane cibi contenenti glutine) in presenza di una o più tra le seguenti condizioni:
- sintomi addominali inspiegati e persistenti;
- ritardo di crescita;
- debolezza prolungata;
- perdita di peso involontaria;
- ulcere alla bocca gravi e continue;
- carenza di ferro e vitamina B 12
- diagnosi di diabete di tipo 1 o malattie autoimmuni della tiroide;
- sindrome del colon irritabile negli adulti;
- parenti di primo grado di celiaci.
I cereali che non contengono glutine sono: riso, mais, avena, sorgo, miglio, chia, grano saraceno, amaranto, quinoa e teff, manioca, prodotti confezionati in stabilimenti certificati privi di contaminazione da cereali contenenti glutine (fare attenzione al marchio "spiga barrata" in etichetta). I celiaci dunque hanno una vasta scelta e non sono obbligati a prediligere determinati prodotti sostitutivi che spesso, tra le altre cose, hanno dei costi proibitivi.
Ecco alcuni fattori di rischio o di protezione:
- l'allattamento materno esclusivo di almeno 6 mesi in bambini a rischio (con parenti di primo grado celiaci) tende a preservare o a ritardare la celiachia. La regola generale di allattare a lungo, e in maniera esclusiva nel primo semestre, vale a maggior ragione in questi soggetti.
- la presenza di Helicobacter pylori nello stomaco si associa a forte protezione;
- il parto naturale pare essere protettivo mentre il cesareo programmato è associato a modesti aumenti di rischio;
- l'abuso di antibiotici può generare fattori di rischio.


di Ivana Esposito
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 17-03-2018 alle 13:58 sul giornale del 19 marzo 2018 - 1210 letture

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