Cyberbullismo: ferire con un click

08/01/2018 - “Bullismo online”, chiamato anche cyberbullismo, consiste in atti di violenza e di molestia effettuati tramite mezzi elettronici come l’email, blog, social network (Facebook, Instragram, Whatsapp…) e siti web facendo pensare a molti ragazzi/e al suicidio.

Al tempo di oggi si può parlare di era di Internet, degli smartphone, dei social network vista come un’arma potente messa in mano ai bulli rifacendosi alla pubblicazione di fotografie, video o informazioni private della vittima diffondendo attraverso messaggi con il telefono o con la posta elettronica, oppure minacce tramite il cellulare o strumenti elettronici.
Per molto tempo non si è sentito molto parlare di questo tipo di violenza fino al 2012 con il caso di Amanda Todd, una ragazza vittima di bullismo online.
In Italia si è verificato un notevole aumento di questo fenomeno spingendo il Parlamento a dare vita a nuove disposizioni contro il cyberbullismo con la Legge 29 maggio 2017 n.71 recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo" ormai entrata in vigore. Il fine di tale provvedimento è quello di contrastare questa recente manifestazione di violenza, minacce, percosse sia fisiche sia verbali andando a favore della tutela di minori coinvolti.
Come si devono comportare le istituzioni di fronte al cyberbullismo?
In tutti gli istituti è sempre presente un referente di riferimento per le iniziative contro il cyberbullismo. Solitamente il preside dell’istituito ha il ruolo fondamentale di informare le famiglie dei minori coinvolti in questo tipo di evento. In ambito scolastico avviene la collaborazione con la polizia postare e di associazioni territoriali nei centri anti-cyberbullismo di riferimento.
Quali sono i sintomi di un ragazzo/a vittima di cyberbullismo?
Normalmente i ragazzi/e entrano in una fase ansiosa-depressiva, perdono interesse nelle attività scolastiche, lamentano malesseri fisici come mal di pancia o mal di testa, oppure isolamento. Tutti questi segnali devono far pensare ai genitori che c’è qualcosa che non va nel comportamento del proprio figlio.
Solitamente i ragazzi/e che vengono presi di mira provano un senso di senso di colpa e di vergogna verso se stessi e le persone accanto a loro devono avere la capacità di ascoltare e stare vicino alla vittima senza pregiudizi.






Questo è un articolo pubblicato il 08-01-2018 alle 14:28 sul giornale del 09 gennaio 2018 - 1458 letture

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