Cos’è il bullismo? Chi sono i bulli? E le vittime?

04/01/2018 - Il bullismo è definito come un fenomeno caratterizzato da azioni e atteggiamenti violenti esercitati da soggetti o gruppi di ragazzi utilizzando “prepotenze” verso ragazzi più deboli o con disabilità.

“Uno studente è oggetto d’azioni di bullismo, ovvero prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da uno o più compagni” (Olweus, 1978).
Il bullismo è definito come un fenomeno caratterizzato da azioni e atteggiamenti violenti esercitati da soggetti o gruppi di ragazzi utilizzando “prepotenze” verso ragazzi più deboli o con disabilità.
Esso può essere visto come un comportamento sociale confuso con una forte manifestazione di disagio. Tale fenomeno si basa su tre presupposti da tenere in considerazione come l’intenzionalità di colui che mette in atto atteggiamenti aggressivi fisici, verbali o psicologici con il fine di offendere l’altro, persistenza di un ripetitivo evento prolungati nel tempo e asimmetria nella relazione verso gli altri ragazzi.
Visto dall’esterno il bullismo può essere visto da una parte con la presenza di un bullo, ovvero colui che attua comportamenti violenti verso ragazzi più deboli, e dall’altra la presenza di una o più vittime, coloro che subiscono tali atteggiamenti.
All’interno di un contesto scolastico, il bullo può attuare prepotenze dirette con manifestazioni aperte e visibili di violenza nei confronti della vittima sia di tipo fisico (colpo, pugni, calci…) sia di tipo verbale (minacce, offese…), tuttavia ci sono anche le prepotenze indirette che si presentano più nascoste e difficilmente rilevabili (esclusione dal gruppo o diffusione di calunnie sui compagni).
L’età dei partecipanti al bullismo può decrescere andando dalla scuola primaria alla scuola media superiore e i maggior soggetti sono: ragazzi disabili hanno una probabilità 2-3 volte superiore di essere vittimizzati, ragazzi provenienti da altre etnie, i ragazzi avente un comportamento anomalo rispetto l’identità di genere.
Come i genitori possono accorgersi di cambiamento del proprio figlio?
I ragazzi che hanno subito bullismo presentano attacchi di panico, psicosi, depressione, atteggiamento di rifiuto verso l’attività scolastiche mostrando segni di ansia e di angoscia, comportamenti autodistruttivi.
Quando i ragazzi bulli giungono in un centro antibullismo, costretti dalle forze dell’ordine o aiutati dai loro genitori e insegnati, il percorso è differente a seconda dei casi. Per prima cosa si effettua un screening (strategia di indagini diagnostiche usate per identificare una malattia) del pediatra per poi seguire ad un percorso psicologia di circa 6/12 mesi incoraggiando i ragazzi a stare tutti assieme parlando.
C’è una distinzione di percorso terapeutico del bullo in quanto il lavoro del terapeuta è capire come far incanalare la rabbia e rispettare l’altro, mentre il percorso della vittima consiste di superare il proprio senso di colpa difficilmente esprimibile a parole
Come dice il Professor Bernardo “il ruolo educativo di insegnati e genitori può fare la differenza facendo comprendere come gestire le emozioni”.






Questo è un articolo pubblicato il 04-01-2018 alle 20:57 sul giornale del 05 gennaio 2018 - 4107 letture

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