Vivere le storie, Belmonte Piceno: Elena Scarafoni e l'azienda Fontegranne

15/10/2017 - Una storia di grande tradizione familiare e contadina, tramandata dai nonni ai figli, fino ai nipoti. Oggi l'Azienda è leader nella produzione di formaggio e prodotti caseari, conosciuta in tutta la regione ed anche oltre. Abbiamo incontrato l'imprenditrice di domani, la ventiquattrenne Elena.

Mi accoglie in un ufficio dell'azienda, che si trova tra il laboratorio e il punto vendita. Non è tipa da apparire su giornali o tale da avere visibilità, ma ha tanto da raccontare e alla fine sarà contenta di veder vinta una piccola paura.
Partiamo da un piccolo excursus temporale, l'azienda nasce nel 1968 grazie al nonno Alfredo, allora mezzadro, il quale acquista i primi 9ha di terreno con la casa colonica e la stalla con animali di razza marchigiana. Dopo qualche anno entra in azienda la Frisona ed inizia la produzione del latte. Il padre Eros intanto sta finendo gli studi e inizia un praticantato a Reggio Emilia nelle industrie casearie della pianura. Dal 1984 è lui a dedicarsi totalmente all'azienda. Si sposa con Irma anche lei di Balmonte Piceno e nel 1993 nasce Elena, con il fratello qualche anno dopo. Dal 2000 l'azienda inizia ufficialmente la produzione dei formaggi e con essa la ricerca dei "caci persi" e dei "caci inventati". Una piccola storia che continua.
Infatti Elena la primogenita, studia Agraria a Macerata e consegue il diploma di perito agrario. Va' qualche mese in Olanda in un caseificio per fare esperienza ed imparare tutto sui formaggi. Successivamente torna e frequenta un corso a Cuneo sul settore lattiero-caseario e si forma; 9 mesi di studio e 3 di stage nelle aziende piemontesi ed anche emiliane tra le capre e le montagne.
Dal 2013 è stabile in azienda e gioca un grande ruolo di giovane futura imprenditrice.

La scelta di continuare l'attività di famiglia, di mettersi al servizio totale della famiglia è venuta da sola, nessuna pressione dai suoi, ne alcun obbligo, visto che ci sarebbe anche il fratello che potrebbe dedicarcisi. Elena dalle medie segue l'attività del padre e mi racconta, che le sue estati di adolescente, le passava tra i formaggi piuttosto che al mare. Non in negozio però, ci tiene a sottolineare, perché il contatto con la gente non è il suo ramo preferito, per quello c'è la mamma che è molto brava. No lei preferisce i formaggi, l'odore pieno di latte, quindi la vera produzione e il laboratorio.
Ad oggi la sua giornata tipo è pressappoco questa:
Sveglia alle 6, mentre babbo Eros è già in piedi con gli animali da un paio d'ore, si sposta a piedi dalla casa all'azienda che sono pochi metri, e si mette già all'opera con gli strumenti. Eh si perché prima di fare colazione il latte raccolto va pompato dai frigoriferi e riscaldato (circa 1500 litri al giorno), si mettono dentro i fermenti, si aggiunge il Caio(enzima che permette di trasformare il latte da liquido a solido) e verso le 9,30 si fa' colazione. Si attende che che il formaggio fermenti e poi in base al tipo si fanno le lavorazioni opportune. Loro ne producono più di 20 tipi: dal fresco, alla mozzarella, allo stagionato, al peperoncino, al vacco e a quelli misti.
Piccola curiosità che mi racconta, è che le mozzarelle ora sono un suo unico e gradito compito, babbo Eros le ha insegnato tutto ed ora la lascia camminare da sola e a lei piace tanto. Alle 14 di solito finisce la mattinata lavorativa, un pranzo veloce e si torna a pulire il formaggio.
La produzione è continua, tranne che la domenica quando ci si riposa e il mercoledì che è solitamente giorno di consegne. Si perché a portare il formaggio ci pensa babbo Eros che parte col furgone dell'azienda e si divide le zone con un altro signore che si occupa del fermano, mentre lui gira le Marche in lungo e in largo. La vendita è prettamente infatti incentrata sulla regione al plurale, con affezzionati consumatori anche da Londra(ristoranti) o Roma, per citare alcune città.
Le chiedo allora se hanno intenzione di ingrandirsi ancora e magari arrivare in luoghi diversi e disparati, ma mi confessa che per ora basta così.
"La produzione è già parecchio dispendiosa e sufficiente per servire i nostri clienti, quindi non prevediamo di volerla aumentare, almeno per il momento".
Anche perché non è finita qui. Da qualche tempo infatti, si sono messi a produrre altro, si sono reinventati: hanno piantato le mele rosa ad Amandola e fanno la marmellata, hanno degli ulivi per l'olio, hanno acquistato dei maiali per fare i salumi. Insomma la produzione è sempre in crescita comunque. Hanno anche l'orto da cui traggono alcune verdure e prodotti che conservano e quindi col formaggio sono arrivati alla massima produttività. "Non rimane che migliorare la qualità", dice Elena.
In azienda sono presenti circa 30 vacche, 80 capre, mentre altre vengono tenute nel capannone di Amandola che però nel 2012 crollò e quindi ora è in parte inagibile. Là si trova anche Sam, il caprone che serve per la riproduzione.
La gestione è familiare, dove la nonna è l'addetta alla ricotta, Cristina fa' il formaggio, 2 signore si occupano di pulirlo, due ragazzi uno indiano e uno marocchino si occupano delle stalle, la zia dell'ufficio e lei e il babbo di tutto il resto.
Hanno un sito funzionante e ben attivo, ma per ora l'idea di poter vendere online non l'hanno ancora ben sviluppata.
Sono anche fattoria didattica e quindi ospitano gruppi di persone e scuole, a visitare il laboratorio, le stalle e l'azienda in generale, offrendo loro dei momenti educativi oltre che agli assaggi graditi dei prodotti.
"Quest'anno saranno venute in visita circa 15 scuole. sia asili che elementari e un paio di istituti alberghieri. D'estate ci sono maggiori visite visto il bel tempo e siamo sempre aperti a collaborazioni con le realtà del territorio. "
L'azienda si compone di negozio, ufficio ordini, laboratorio, macelleria , cucina, magazzino e stalle. Sotto allo stabile si trovano le grotte per la stagionatura dal formaggio da cui ricavano due tipologie delle stesso: Cacio magno e Bucchero.
Di media si lasciano diversi mesi in grotta per poi tirarlo fuori quando è pronto, senza ossigeno e ben schiacciato, come quello di fossa la cui grotta si trova nel punto vendita.
Molti sono i visitatori stranieri che si fermano, ammirano il posto e si portano via le varie produzione dell'azienda. Molte sono anche le fiere e gli appuntamenti nei quali padre e figlia sono invitati, gli ultimi a Palermo e Bra.
Un'azienda sana, familiare e totalmente marchigiana, guidata anche da una giovane ragazza che per ora ammette, non voler avere il marchio a suo nome ma preferisce rimanere protagonista così come lo è ora. E poi attende il fratello e il cugino, per far crescere ancora di più i formaggi.

Ogni anno per produrre i fieni migliori. Ogni giorno per alimentare i nostri animali e mungere il latte più buono. Ogni mattino per trasformare il latte appena munto in formaggi unici.

-http://www.fontegranne.it/


di Marco Squarcia
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 15-10-2017 alle 16:56 sul giornale del 16 ottobre 2017 - 4306 letture

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