Monte San Pietrangeli:" Sono una nomade che non è ancora giunta a destinazione"; La scrittrice francese Cécile Huguenin si racconta

22/07/2017 - Ha dedicato tutta la propria vita di Psicologa alla scoperta e alla crescita del potenziale umano

M.P.: Chi è Cécile Huguenin?
C.H.: Sono una nomade che non è ancora giunta a destinazione. Dopo una formazione di natura letteraria, ho studiato Psicopatologia all'Università di Strasburgo. Ho dedicato tutta la mia vita di Psicologa alla scoperta e alla crescita del potenziale umano: orientamento di giovani studenti nella ricerca dei loro progetti di vita e coaching di manager.
M.P.: Secondo te, esiste una vita dopo la pensione?
C.H.: Ho avuto due vite dopo la pensione. Ho diretto per sette anni un'associazione umanitaria che, grazie una serie di microprogetti economici, ha aiutato alcune donne indiane e africane a lottare contro la povertà.
M.P.: E la seconda?
C.H.: Il mio ingresso nella scrittura è “il regalo della prova”. Ho scritto Alzheimer mon amour dopo aver accompagnato mio marito nella traversata infernale della malattia. Il successo del libro mi ha incoraggiata a realizzare il mio sogno di ragazza: scrivere romanzi.
M.P.: Ci sei riuscita?
C.H.: Nel 2015, il mio editore, Héloïse d'Ormesson, ha pubblicato La Saison des Mangues che in Francia ha ricevuto alcuni riconoscimenti come primo romanzo. Il secondo, Passages du Désir, è uscito nel mese di giugno e l'anno prossimo avrà un seguito, Les Funambules.
M.P.: Come sei arrivata a Monte San Pietrangeli?
C.H.: Grazie a te, Michele! Quando Alzheimer mon amour è stato pubblicato in Italia, abbiamo intrattenuto subito un rapporto amichevole e l'anno successivo, la famiglia Frattani mi ha invitato in Italia. Il fascino delle Marche ha ispirato alcuni passaggi del mio libro. Spero che i miei romanzi saranno tradotti anche in italiano.
M.P.: Eri già stata in Italia?
C.H.: Mio marito era un grande appassionato d'arte e ha scritto alcune opere sui grandi pittori italiani. Insieme abbiamo visitato Firenze, Siena e Venezia. M.P.: In quanto nomade, qual è il libro che ti segue ovunque?
C.H.: Non vorrei adulare i miei amici italiani ma confesso che il mio compagno di viaggio è Novecento, il meraviglioso libro di Alessandro Baricco.
M.P.: Solo questo?
C.H.: No. Le novelle di Marcel Aymé, l'autore che mi ha trasmesso la voglia di scrivere, La Caduta di Albert Camus e La Via dei Tarocchi di Alejandro Jodorowsky. M.P.: La Via dei Tarocchi non è un romanzo!
C.H.: È la mia bibbia per l'interpretazione dei tarocchi di Marsiglia.
M.P.: Per concludere, Cécile, vorrei che tu condividessi con noi la tua citazione preferita.
C.H.: “Oh God, may I be alive when I die.” “Oh Dio, Fa che io sia vivo nel momento della mia morte.” D. Winnicott, Psicanalista inglese.
M.P.: Cécile, ti auguro di avere ancora molte vite davanti.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it




Questo è un articolo pubblicato il 22-07-2017 alle 19:25 sul giornale del 24 luglio 2017 - 2589 letture

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