Il disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività

20/04/2017 - Ne sentiamo spesso parlare: il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (DDAI) è uno dei più comuni disturbi neurocomportamentali

Fermo: Si manifesta, nella prima infanzia, principalmente con due classi di sintomi: un evidente livello di disattenzione e una serie di comportamenti che denotano iperattività e impulsività.
Questo disturbo è considerato ora una condizione eterogenea potenzialmente cronica, che presenta sintomi rilevanti e problematiche associate che vanno a colpire diversi aspetti funzionali della vita di tutti i giorni. Questi problemi derivano sostanzialmente dall’incapacità del bambino di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente.
È bene precisare che l’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace e tanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino.
I bambini con iperattività/impulsività giocano in modo rumoroso, parlano eccessivamente con scarso controllo dell’intensità della voce, interrompono persone che conversano o che stanno svolgendo delle attività, senza essere in grado di aspettare il momento opportuno per intervenire; i genitori e gli insegnanti li descrivono sempre in movimento e sul punto di partire, incapaci di attendere una scadenza o il proprio turno.
Inoltre sembrano non sufficientemente orientati al compito e faticano a pianificare l’esecuzione delle attività che vengono loro assegnate. Innanzitutto è necessario scoprire se il bambino abbia veramente un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) oppure se sia semplicemente irrequieto e con la testa tra le nuvole.
Nessuna persona, che non sia uno specialista (ad esempio, uno psicologo o un neuropsichiatra infantile), si deve sentire autorizzata a decidere se quel bambino presenta o meno un ADHD.
Secondo i dati della letteratura scientifica il trattamento ideale per l’ADHD è di  tipo multimodale, cioè un trattamento che implica il coinvolgimento di scuola, famiglia e bambino stesso.
Spesso si ricorre all’ aiuto di psicologi e logopedisti il cui lavoro è certamente importantissimo. Dal mio punto di vista, trattenere un bambino anche nei pomeriggi seduto dai terapeuti, dopo un intera mattinata seduto a scuola, per lui compito già difficilissimo, potrebbe essere poco produttivo.
Io suggerisco in affiancamento un’attività sportiva pomeridiana all’aria aperta dove il bambino può canalizzare la sua carica aggressiva in modo funzionale. Molti atleti che ora vivono del proprio sport da bambini erano affetti da tale sindrome. Michael Phelps ne è un esempio.


da dott.ssa Alessandra Mosca
psicologa
 

 






Questo è un articolo pubblicato il 20-04-2017 alle 13:23 sul giornale del 21 aprile 2017 - 1647 letture

In questo articolo si parla di psicologia, attualità, bambini, iperattività, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è http://vivere.biz/aIDh