La parola ai giovani per il Referendum costituzionale, Stefano Paglialunga ci spiega le ragioni del No

02/12/2016 - Siamo andati a prenderci una birra con Stefano Paglialunga, classe 93’, sostenitore del movimento 5 stelle. E’ importante precisare però che questa discussione si discosta dal pensiero politico e partitico, si cercano semplicemente delucidazione riguardo un referendum costituzionale per nulla chiaro

Si sta sentendo molto parlare del Referendum del 4 dicembre, ma una grande parte degli italiani giovani è ancora molto indecisa, dunque la redazione di VivereFermo.it ha voluto dedicare uno spazio a persone informate a tal proposito e pronte a spiegarcelo in modo semplice ed efficace, senza pretese di seguito né di indottrinamento. Solo ed unicamente a scopo informativo, che poi dovrebbe essere il principale obbiettivo di un giornale. Informazione, ecco la parola chiave di oggi.

A tal proposito abbiamo intervistato per voi due esponenti di entrambe le fazioni, chiedendogli appositamente di essere il più chiari possibili senza scadere in tecnicismi e incomprensibili grovigli di parole riguardanti politica ed economia.

Ma bando alle ciance, andiamo a conoscere l’intervistato di oggi.

Ciao Stefano, ben trovato. Per iniziare potresti presentarti ai lettori di VivereFermo e spiegarci un po' il tuo impegno per questo referendum?

Salve a tutti! Mi presento sono Stefano Paglialunga studente al primo anno del corso di economia internazionale magistrale dell’università degli studi di Padova. Da sempre in politica la lotta per i diritti civili e le questioni inerenti la mia comunità hanno attirato il mio interesse ed attenzione. Non potevo dunque in questa occasione, dove tutti noi siamo chiamati a pronunciarci sulla modifica della Carta costituzionale, non prendere posizione, informandomi e documentandomi .

Ad ogni modo la conclusione che ho tratto, dopo un attenta riflessione, sono state per il fronte del NO. Un no ragionato documentato, con testi alla mano, contro una riforma che tratta molti argomenti, nessuno dei quali affini agli interessi dei cittadini.

Allora iniziamo subito a trattare dei punti focali di questo referendum. Il primo punto di cui parleremo sarà quello del bicameralismo perfetto, che verrà modificato nel caso della vittoria del sì. Il senato perderà molti dei suoi poteri e non avrà più il potere decisionale che ha ora, molti dicono che questa trasformazione sarà dedita a snellire i procedimenti legislativi, ma di sicuro c'è l'altra faccia della medaglia. Quali sono i contro di questa modifica al bicameralismo perfetto?

Siamo veramente sicuri che con questa riforma si superi il bicameralismo perfetto? In realta si tratta di una modifica di facciata e non sostanziale. Neppure i costituzionalisti sono d’accordo con le novità che introdurrà il referendum, in particolar modo nel numero di metodi con cui una nuova legge dovrà essere approvata. Alcuni parlano di 7 sistemi di approvazione delle leggi altri di 12, dopo la vittoria del si non saremo a conoscenza nemmeno dei meccanismi che oggi regolano il famoso ping pong tra le camere.

Ping pong che comunque continuerà ad esistere. Ma non dovevano snellirlo il procedimento legislativo? In realtà se il governo avesse voluto realmente superare il problema del bicameralismo perfetto avrebbe eliminato definitivamente il Senato.

Durante la discussione della riforma la proposta di smantellamento della figura del Senato c è stata, ma è mancata la volontà politica evidentemente

Una delle principali argomentazioni del Sì riguarda i tagli ai costi della politica derivanti dalla diminuzione dei senatori, pensi che questi tagli possano essere un concreto miglioramento riguardante gli enormi sprechi economici della politica in Italia?

Si tratta di uno slogan fine a se stesso al pari delle auto blu vendute all’asta su Ebay dal premier Renzi. Quelli che vanno tagliati sono i costi della politica, non i costi della democrazia. Il nuovo Senato comporterebbe una riduzione dei costi di appena 53 milioni a fronte dei 447 milioni di euro che continueranno ad essere spesi per l’amministrazione dell’assemblea. Inoltre i nuovi senatori nominati, e NON eletti, che si troveranno ad affrontare il nuovo doppio-lavoro, si troveranno a fare la spola tra Roma e il proprio primo impiego a livello locale. Come pensi che si sposteranno questi nuovi senatori? Con blablacar o con il regionale veloce? E’ ovvio che siamo di fronte all’ennesima presa in giro... ciò che accadrà in Senato sarà lo specchio in grande di ciò che è accaduto per le provincie: un'abolizione nominale di istituzioni che continuano a vivere senza la partecipazione e il potere decisionale dei cittadini. Questa non è più democrazia, ma un atto di trasformazione dell’Italia in un oligarchia.

Che ne pensi riguardo la soppressione del CNEL?

Il CNEL potrebbe essere forse l’unica cosa giusta della proposta, ma risulta comunque una foglia di fico inserita per dare credibilità a questa riformare pasticciata. Di fatti i risparmi si conterebbe sulle dita di una mano.

Cosa puoi dirci riguardo la modifica del Titolo V del 2001?

Nel 2001 con la riforma del titolo V erano state ripartite le competenze tra stato e regioni in malo modo, perché alcune erano concorrenti, ed entrambi gli organismi potevano operare in concomitanze in molti settori.

In chiusura, se potessi fare una domanda ad un esponente del Sì, una domanda soltanto, che sai per certo non possa confutare la tua tesi, cosa gli chiederesti?

Se dovessi dire qualcosa a un sostenitore del sì, in particolare di area governativa, gli direi che ormai è chiaro il risultato. Questa riforma si basa su dei principi sbagliati e anticostituzionali, e la stessa gente che l’ha proposta lo sa bene, basti pensare al fatto che nel 2016 si sono ridotti a raccimolare qualche voto attraverso il rinnovo contrattuale degli statali, dopo 7 anni, a soli tre giorni dal referendum


di Alessandro Fortuna

redazione@viverefermo.it





Questa è un'intervista pubblicata il 02-12-2016 alle 18:32 sul giornale del 02 dicembre 2016 - 629 letture

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