La parola ai giovani per il Referendum costituzionale, Federico Giacomozzi ci spiega le ragioni del Sì

14' di lettura 02/12/2016 - Si sta sentendo molto parlare del Referendum del 4 dicembre, ma una grande parte degli italiani giovani è ancora molto indecisa, dunque la redazione di VivereFermo.it ha voluto dedicare uno spazio a persone informate a tal proposito e pronte a spiegarcelo in modo semplice ed efficace

senza pretese di seguito né di indottrinamento. Solo ed unicamente a scopo informativo, che poi dovrebbe essere il principale obbiettivo di un giornale. Informazione, ecco la parola chiave di oggi.

A tal proposito abbiamo intervistato per voi due esponenti di entrambe le fazioni, chiedendogli appositamente di essere il più chiari possibili senza scadere in tecnicismi e incomprensibili grovigli di parole riguardanti politica ed economia.

La prima tappa di questo percorso passa per il comune di Monte Urano, dove opera Federico Giacomozzi, classe 93, un esponente del Sì per il referendum costituzionale. Per essere più precisi Federico è l’assessore addetto ai lavori pubblici e sport, oltre che un brillante studente di economia.

Siamo andati a prenderci un caffè con lui per capirci qualcosa in più su questa importante decisione che riguarderà gli italiani domenica 4 dicembre 2016.

Ciao Federico, ben trovato. Per iniziare potresti parlarci un po’ del tuo impegno per questo referendum?

Certo! Saluto innanzitutto i lettori di VivereFermo, io sono il coordinatore del comitato giovani MonturaneSì che si è costituito qualche mese fa per approfondire e informare sul testo della riforma costituzionale, testo che sarà oggetto del referendum del 4 dicembre. Ci tengo a precisare che è un comitato assolutamente apartitico ma politico, chiunque può partecipare, non c’è una suddivisione di tessere né di appartenenza a un partito, perché lo scopo del referendum è far passare una riforma costituzionale che può essere accettabile o meno trasversalmente a tutti i partiti, quindi non è una questione di parte. Il fatto che io personalmente abbia in tasca una tessera di partito non posso negarlo, anzi lo ribadisco, ma non centra niente con questa scelta.

Benissimo, lasciamo perdere i partiti politici allora e parliamo del Referendum.

Penso che ormai tutti bene o male ne siano informati, ma facciamo comunque un piccola parentesi per spiegarlo, cos’ha di così particolare questa proposta?

Dunque, per spiegarlo dobbiamo capire per prima cosa che in Italia ci sono delle leggi più “forti” di altre, e lo sono sulla base della cosidetta ‘piramide delle fonti’. Questa si struttura, partendo dall’alto verso il basso in: Costituzione e leggi costituzionali, leggi ordinarie, secondarie e consuetudinarie. Per cambiare una legge se ne usa una del grado superiore, in questo caso si vuole cambiare la cima della piramide e quindi si ha bisogno di un procedimento più articolato. Non è possibile cambiarla tramite una semplice maggioranza, ma seguendo l’art. 138 della costituzione, abbiamo bisogno di varie letture tra il parlamento e il senato, ma se non si raggiungono i 2/3 nel parlamento (come in questo caso), il popolo può chiedere tramite il raccoglimento di 500mila firma un referendum confermativo, che è proprio quello di cui stiamo parlando. Questo referendum come saprai non ha cuorum.

Molto bene, sulla questione del quorum ci torneremo in seguito, ora spiegaci gentilmente i punti focali che stanno alla base di questo referendum.

Chiaramente doverne parlare in termini sintetici è molto limitativo, ma tutto il referendum si riduce a 4 punti cardine con le relative conseguenze e articolazioni, questi sono:

1.Il superamento del bicameralismo perfetto

2.La soppressione delle attuali provincie

3.Riduzione dei costi della politica

4.Riforma del titolo V

Molto bene, allora iniziamo a parlare di questo bicameralismo perfetto, e del perché secondo il referendum dovrebbe essere rivisto.

Questo punto è proprio il centro di tutto il referendum, difatti attualmente in Italia abbiamo la Camera e il Senato che fanno difatti la stessa cosa, ciò significa che una legge per essere approvata deve essere lettaed approvata alla virgola sia dal Senato che dalla Camera, questo famoso ping pong di cui molti parlano è creato dalla necessità di uguaglianza tra i testi che spesso non c’è. Oltretutto un altro grande problema èla fiducia che Senato e Camerano danno ai fini di creare un nuovo governo selezionato in precedenza dal Presidente della Repubblica. Concretamente la differenza di votanti tra Senato(315 senatori) e Camera(630 deputati) crea una disuguaglianza, che si è cercato di coprire negli anni 80’ con strampalate strategia come il pentapartito, ovvero 5 partiti che si uniscono per dare la fiducia e riuscire a creare un governo. Il fatto di dover accontentare 5 diversi elettorati ha portato all’accrescimento del debito pubblico e questo si sta scaricando sulla nostra generazione.

Si pensa che i costituenti nel 1948 abbiano previsto il bicameralismo perfetto a due camere per far in modo che le esse si controllassero a vicenda evitando la tirannia, in realtà i costituenti avevano pensato al senato eletto su base regionale, possiamo dedurre quindi che si profilava già il discorso di autonomie locali delle regioni. Hanno scritto anche che il senato deve rimanere in carica per 6 anni mentre la camera 5, secondo questo discorso non si sarebbe mai arrivati alla stessa maggioranza tra le due camere. La risposta è che a quell’epoca non c’erano ancora le regioni, che si sono definite nel 1970.

Quindi stai dicendo che con questo referendum si torna un po’ al pensiero che avevano i costituenti nel ’48?

Si, ma porta anche una novità che cerchiamo da 30 anni nel dibattito politico italiano e che non siamo mai riusciti a raggiungere, ed è il senato delle autonomie locali: ovvero una camera meno importante della camera dei deputati che raccorda però gli interessi e le istanze delle realtà regionali.

Proprio a tal proposito, correggimi se sbaglio, il senato sarà composto da 21 sindaci, 74 consiglieri regionali e 5 rappresentanti del quirinale, lasciando perdere questi ultimi, perché il referendum prevede la trasformazione e non la cancellazione del Senato, visto che si parla anche di tagli alla politica?

Semplicemente perché il problema non poteva essere risolto in quel modo, e la causa è riconducibile alla nostra storia, alla storia culturale dell’Italia. La nostra realtà è fortemente a trazione regionale, basti pensare che con solo un centinaio di chilometri la lingua cambia, ci sono 8000 comune nel Belpaese ognuno con i suoi dialetti, c’è bisogno che chi vive e si organizza a livello locale sia rappresentato a Roma, che abbia una voce.

Se andiamo a prendere il caso della Svezia per esempio i due terzi della popolazione sono concentrati nel sud del paese una camera lì è più che sufficiente , è un discorso di struttura storica, l’Italia questo non può di certo non considerarlo. Ecco perché si vuole costituire questo Senato delle regioni, con i consiglieri regionali e i sindaci scelti in base alla proporzione demografica delle regioni. Eliminando di fatto anche l’utilità delle province.

Quindi diciamo che questi Senatori faranno il lavoro part-time, divisi tra impegni nell’ambito locale e appunto Senato, questo non influirà sul rendimento del loro lavoro da entrambi i lati?

Il fatto che facciano il cosiddetto doppio lavoro non è un problema, innanzitutto perché il senato si occuperà di un numero di mansioni molto inferiore a quello di prima: sarà più snello e opererà solo in occasioni puntuali, quindi non ci sarà un’attività giornaliera per i senatori. In seconda analisi un amministratore locale ovviamente anche ora si reca a Roma per svolger e azioni inerenti al proprio potere sul territorio. È solo un problema organizzativo che si può facilmente risolvere. Non credo sia un problema rilevante.

-Sorride-

Riguardo i tagli ai costi della politica, come avverranno, cosa cambierà dalla realtà attuale?

Innanzitutto i nuovi senatori non avranno più le indennità come le attuale, i gruppi consigliari delle regioni non riceveranno più rimborsi spese. Secondo i consiglieri regionali potranno avere un’indennità massima pari a quella del Sindaco del capoluogo di regione. Quindi nelle marche i due rappresentanti della regione all’interno del Senato potranno avere un salario massimo pari a quello del Sindaco di Ancona. Questo abbasserà notevolmente i costi della politica in Italia.

Si discute molto anche degli strumenti di politica diretta a disposizione del popolo, vuoi parlarci di quelli che abbiamo oggi e di come cambieranno se al referendum vincerà il Sì?

Attualmente la costituzione prevede dei meccanismi che permettono la partecipazione del popolo alle scelte democratiche, per esempio il referendum abrogativo e funziona così: si raccolgono 500mila firme e c’è un cuorum del 50% degli elettori; però come abbiamo visto il 17 aprile con il referendum per le trivelle, molto spesso non si raggiunge il cuorum, quindi verrà aggiunta una variante oltre a quella appena: se c’è un comitato che promuove un referendum abrogativo che raccoglie molte più firme, fino a 800mila , significa che c’è un interesse maggiore, allora la costituzione prevederà che il cuorum si abbassi al 50% degli elettori che sono andati a votare nelle ultime elezioni politiche, ciò significa che il cuorum si adeguerà alla fetta di elettori politicamente interessati.

Viene introdotto il referendum propositivo che oggi non esiste, ovvero i cittadini possono proporre una legge. Terzo viene introdotta una modifica a queste leggi di iniziativa popolare, oggi 50mila cittadini possono raccogliere le firme e proporre una legge al parlamento, ma non esiste con la costituzione vigente l’obbligo di discussione. Quindi negli anni sono stati raccolti milioni e milioni di firme ma tra tutte queste proposte sono diventate leggi soltanto tre di queste, con la riforma le firme passano da 50mila a 150mila ma la discussione e la votazione è obbligatoria per il Parlamento. Dunque il Parlamento dovrà dare una risposta e giustificarla, perché ad oggi molte proposte di iniziativa popolare finiscono nei cassetti come carta straccia non essendoci l’obbligo di discussione. Molti dicono che alzando il numero di firme da 50mila a 150mila si contribuisce a complicare il meccanismo del referendum propositivo, in realtà quando è stato introdotto il referendum per 50mila elettori nella costituzione, era perché in Italia eravamo molti meno. Oggi siamo 60milioni, è una correzione in termini numerici.

Molti dicono che la costituzione è stata scritto in modo semplice, tanto da poter esser capita anche da un bambino. Questo referendum modifica alcuni punti, come l’articolo 70, trasformandoli in qualcosa di molto più articolato di quanto non sia ora, cosa pensi a riguardo?

Sarò coinciso riguardo questo argomento, consiglio semplicemente a i cittadini non di fidarsi delle mie parole ne di qualche altro politico, ma di andarsi a leggere il testo vero e proprio.

Purtroppo il dibattito attuale si è scatenato su tutto tranne che sul testo, tante digressione inutili. Sono convinto che qualsiasi cittadino con il testo della riforma in mano sia in grado di capirlo, perché non è così difficile. Poi vero, c’è un termine particolare che riguarda l’articolo 70, che prima aveva 9 parole, nel caso di vittoria del si ne avrà 400. Questo articolo definiva cosa fanno Camera e Senato, il concetto si può riassumere in: “Camera e Senato approvano le stesse leggi” fine. Oggi andiamo a distinguere cosa fa la camera e cosa il senato, e questo che porta chiaramente all’allungamento del testo dell’articolo. Nell’articolo 70 sarà spiegato cosa farà il Senato di preciso, ma sappiamo benissimo che un testo lungo non è per forza incomprensibile, basta leggerlo tutto qui.

Battuta semplicissima, 500 parole sono quelle dedicate nel regolamento del gioco del calcio solo per descrivere il calcio d’angolo, 400 parole per descrivere come funziona il rapporto tra Camera e Senato, voglio dire. Questo cambiamento è dedito solo alla spiegazione di come dovranno lavorare Camera e Senato, e non mina assolutamente la libertà del cittadino. Oltretutto viene modificata la seconda parte della costituzione, la prima è quella che tratta di libertà religiosa, di pensiero, di riunione ed associazione, libertà politica, di stampa, di informazione, diritti civili e sociali. Siamo la patria della democrazia per questo.
Lla seconda parte tratta dell’organizzazione dello stato: Camera, Senato, Presidente del Consiglio, Presidente della Repubblica, regioni, autonomie locali, riformare la costituzione nella seconda parte senza toccare la prima significa andare a rispondere meglio a quei bei principi.

Parlaci un po’ della riforma del Titolo V

Nel 2001 con la riforma del titolo V erano state ripartite le competenze tra stato e regioni in malo modo, perché alcune erano concorrenti, ed entrambi gli organismi potevano operare in concomitanze in molti settori. Questa riforma ha creato grande confusione, che è stata la causa di grandi problemi, ora si cerca solo di tornare indietro perché qualcosa non ha funzionato. Si riportano quindi alcuni poteri allo stato ed altri alle regioni, insieme non si farà niente, questo si identifica con la parola chiarezza. Le regioni potranno mettere bocca nelle questioni dello stato grazie allo stato delle regioni.

Con il senato delle regioni queste avranno una voce maggiore, allo stesso tempo gli saranno negati alcuni poteri a favore dello stato.

In chiusura ti vorrei domandare: cosa diresti ad un esponente del NO per riuscire a fargli cambiare idea?

Io ad un esponente del no direi questo: per anni i cittadini a più riprese hanno chiesto un cambiamento una riforma sotto tanti punti di vista, tagli ai costi della politica, più sobrietà, un procedimento legislativo più efficiente, meno ping pong no? Ora c’è l’occasione per farla questa roba, se si vota si si riesce, se si vota no rimane tutto così com’è, dopo non possiamo più lamentarci, perché il no sarebbe il verdetto del popolo che si è espresso. Poi vogliamo dire che questa riforma non è perfetta? Va bene, sono d’accordo, questa riforma non è perfetta, la perfezione non è di questo mondo, ma non vuol dire che siccome non è perfetta non possiamo provare a cambiare, dobbiamo fare tutto il possibile per provarci. Tutti i problemi posti in precedenza vanno affrontati e non possiamo girare la faccia dall’altra parte. Ci siamo arrivati, dopo 30 anni finalmente abbiamo una proposta per le mani, vale la pena prendere in considerazione di votarla e trovare una soluzione.

Ad ogni modo io l’appello lo farei più agli indecisi, che sono una grossa fetta dell’elettorato, e che io rispetto assolutamente, all’indeciso io dico che non si può buttare un’occasione di questo tipo, non possiamo stare a criticare le particolarità. Di difetti in questa proposta ce ne sono molti, avrei anche io qualcosa da dire, ma nel complesso i vantaggi sono maggiori degli svantaggi, ed è un occasione per cambiare.

In un mondo in cui in America vince Trump, l’Inghilterra cerca di uscire dall’UE, dove l’Europa è molto debole. L’italia se dovesse cambiare in questo momento riuscendo con il si, avrebbe molta più voce di quella che ha oggi all’interno delle realtà europee e mondiali. Significa che è tutto risolto? Assolutamente no, il referendum del 4 dicembre, ti chiedo di scriverlo a chiare lettere, non è assolutamente un punto d’arrivo, è un punto di partenza. Dopo il Sì si continuerà a lavorare su riforme economiche e sociali che toccano i cittadini.

Mi rendo conto che il tutto sa di politichese ma serve a dare una base e ad affrontare temi che riguardano i cittadini.

Siamo giunti al termine, ringraziamo Federico Giacomozzi per il tempo che ci ha concesso.

In vista della votazione di domenica 4 dicembre, invitiamo tutti i lettori di VivereFermo.it a informarsi sui cambiamenti che porterà il referendum, ed a votare in ogni caso.


di Alessandro Fortuna

redazione@viverefermo.it





Questa è un'intervista pubblicata il 02-12-2016 alle 12:26 sul giornale del 02 dicembre 2016 - 755 letture

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