Abolizione province: le iniziative da assumere secondo il presidente Cesetti

Fabrizio Cesetti 2' di lettura 07/11/2013 - All’esito della Assemblea nazionale delle Province d’Italia, tenutasi a Roma nella giornata di ieri, il Presidente della Provincia di Fermo Fabrizio Cesetti ribadisce che il Disegno di Legge cd. Delrio, oltre a non comportare alcun risparmio per la spesa pubblica, è incostituzionale, disarticolato, confuso, foriero di nuovi inevitabili conflitti istituzionali e, di sicuro, non resisterà al giudizio della Corte Costituzionale.

Pertanto, per contrastare gli obiettivi contenuti in detto disegno di legge, è necessario che:
• il Signor Presidente della Repubblica tuteli le prerogative costituzionali delle Province;

• i Parlamentari eletti nella Regione Marche ed in particolare, per quel che ci riguarda, i Parlamentari eletti nella Provincia di Fermo, non approvino il DDL Delrio e si facciano promotori in Parlamento di iniziative volte: A) a garantire l’esistenza delle Province intese come strumento di partecipazione democratica dei cittadini nel governo del territorio; B) ad avviare una reale revisione delle disposizioni del titolo V della Costituzione, per riscrivere in modo condiviso le disposizioni costituzionali relative alla “forma di Stato” e ai rapporti tra lo Stato, le Regioni e gli Enti locali, in attuazione dei principi di democrazia – autonomia – sussidiarietà ed in concomitanza con una profonda riforma del Parlamento attraverso il superamento del bicameralismo perfetto e l’istituzione di un Senato delle Regioni;

• le organizzazioni sindacali si mobilitino contro l’abolizione e lo svuotamento delle Province, anche per tutelare le persone che ci lavorano;
• le forze economico-sociali si mobilitino per riaffermare la necessità di un punto di riferimento istituzionale certo nel territorio, per garantire il rilancio degli investimenti per lo sviluppo locale;
• il Presidente della Giunta Regionale delle Marche si impegni fin da subito a ricorrere alla Corte Costituzionale nell’eventualità che siano approvate dal Parlamento le disposizioni del DDL A.C. 1542 (cd. Delrio) lesive delle prerogative costituzionali delle Province e delle Regioni;

• i Consiglieri Regionali tutti, ed in particolare quelli eletti nella Provincia di Fermo, sostengano con tutti gli strumenti a loro disposizione la suindicata richiesta nei confronti del Presidente della Giunta regionale;
• tutte le Province delle Marche condividano un percorso comune per conseguire i suindicati obiettivi.

E il prossimo Consiglio Provinciale, la cui convocazione verrà fissata dalla Conferenza dei Capigruppo, già prevista questa sera, sarà l’occasione per concordare e definire unitariamente tutte le iniziative da assumere per impedire che il Governo, “prigioniero di un annuncio” e permeabile alle spinte demagogiche, consegua lo sconsiderato obiettivo di stravolgere le disposizioni della Costituzione e le più elementari regole della democrazia rappresentativa.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-11-2013 alle 01:00 sul giornale del 07 novembre 2013 - 2360 letture

In questo articolo si parla di politica, fermo, provincia di fermo, fabrizio cesetti

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Gastone Losio

07 novembre, 10:22
Leggendo queste note da Fermo, una città nobilissima assurta al rango di capoluogo di provincia da poco con un supporto popolare, se ben ricordo, appassionato, per cogliere uno solo degli aspetti di umore popolare in merito, lo stesso potrei di re di Crotone eccetera, non posso che evocare le parole di Cattaneo sulle "patri singolari" degli italiani; aggiungendo che la dimensione media dei Cantoni Svizzeri, un caso di successo amministrativo eclatante, è di avere un numero di abitanti che è mediamente la metà di quello delle province italiane, con compiti incommensurabilmente superiori, superiori a quelli delle regioni in Italia. Non si tratterrebbe quindi di diminuirne il numero, in Italia, delle Province, ma eventualmente di raddoppiarlo.
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"Le nostre citta' sono il centro antico di tutte le comunicazioni di una larga e popolosa provincia; vi fanno capo tutte le strade, vi fanno capo i mercati del contado, sono come il cuore del sistema delle vene; sono termini a cui si dirigono i consumi, e da cui si diramarono le industrie ed i capitali; sono un punto d'intersezione o piuttosto un centro di gravita', che non si puo' far cadere su di un altro punto preso ad arbitrio.
Gli uomini vi si congregano per diversi interessi, perche' vi trovano i tribunali, le intendenze, le commissioni di leva, gli archivi, i libri delle ipoteche, le amministrazioni; il punto medio dei loro poderi, la sede dei loro palazzi, il luogo delle loro consuetudini, e della loro influenza e considerazione, il convegno delle parentele, la situazione piu' opportuna al collocamento delle figlie, ed agli studi ed impieghi della gioventu'.
Insomma sono un centro d'azione di una intera popolazione di duecento o trecentomila abitanti. [...]
Questa condizione delle nostre citta' e' l'opera di secoli e di remotissimi avvenimenti, e le sue cause piu' antiche d'ogni memoria.
Il dialetto segna l'opera indelebile di quei primitivi consorzi, e col dialetto varia, di provincia in provincia, non solo l'indole e l'umore, ma la cultura, la capacita', l'industria, e l'ordine intero delle ricchezze. Questo fa si che gli uomini non si possono facilmente disgregare da quei loro centri naturali.
Chi in Italia prescinde da questo amore delle patrie singolari, seminera' sempre nell'arena"
"Per le Autonomie Locali", di Carlo Cattaneo.
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Meditate gente, meditate!




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