Sentenza Tar, Cgil: 'A Confindustria diciamo che 'sviluppo' non significa distruzione del territorio'

cgil 28/02/2012 - Il sistema produttivo della nostra provincia ha senz’altro bisogno di produrre energia pulita e rinnovabile. Ciò non significa che bisogna farlo a scapito del paesaggio e di un settore strategico come è quello dell’agricoltura.

La sentenza del TAR, per Confindustria o per chiunque altro, non può essere interpretata come il via libera alla installazione di impianti fotovoltaici ovunque. La speculazione, come anche il legittimo obiettivo del profitto, non possono giustificare la distruzione del paesaggio e l’ulteriore dissennato consumo di suolo agricolo. Il TAR ha bocciato il provvedimento della provincia per difetto di competenza, non per il merito dei contenuti che dobbiamo continuare a ritenere giusti e condivisibili. La salvaguardia della identità storica e culturale del territorio è un obiettivo da perseguire anche per ragioni squisitamente economiche, fondate sulla necessità di rilanciare il settore primario e sviluppare quello turistico. Detti settori si interrelazionano con la capacità attrattiva del Fermano e con la possibilità di accrescere la commercializzazione degli stessi manufatti, la cui domanda dipende anche dall’immaginario di bellezza e di funzionalità (brand/marchio) del territorio ove sono prodotti.

Non parliamo solo di tutela ambientale quando evochiamo la necessità che impianti produttivi di energia pulita devono seguire una programmazione in cui si privilegi l’utilizzo di siti e zone già compromesse dalla edificazione come, ad esempio, sono le numerose aree industriali/commerciali disseminate nella provincia. Dobbiamo difenderci dall’assalto cementizio e impiantistico che sta annientando le nostre meravigliose coste, colline e valli. Questa prassi ha distrutto territorio, arricchito solo alcuni e, ha contrassegnato i caratteri dello sviluppo degli ultimi decenni. A sostenerla è stata la politica del liberismo e del consumismo. Questa ideologia ha portato il Paese sull’orlo di un precipizio e gli italiani dentro una lunga fase recessiva pagata principalmente dai giovani e dalle fasce più deboli della popolazione.

Un’altra strada è possibile e si snoda nello sviluppo sostenibile, in armonia con il prezioso paesaggio che ci circonda e che identifica le Marche in tutto il mondo. La sentenza del TAR deve spingere tutti ad aprire gli occhi per guardare ad un futuro che la situazione attuale ci nega perché nega i veri bisogni dell’umanità! L’economia, o la finanza, non può essere fine a se stessa, ma al servizio dell’uomo! Insistiamo per assumere questo approccio innovativo e per l’apertura di un confronto a tutto campo nella ricerca di politiche di sviluppo compatibili con le esigenze del territorio, delle persone che lo abitano e lo vivono.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-02-2012 alle 17:02 sul giornale del 29 febbraio 2012 - 670 letture

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