Il Governo abolisce le province di Ascoli e Fermo

12/08/2011 -

Il consiglio dei ministri intende abolire tutte le province con meno di 300.000 abitanti. Nelle Marche la mannaia cadrà sulle province di Ascoli e Fermo. Saranno aboliti anche tutti i comuni sotto i 1.000 abitanti.



Non è ancora chiaro se le due province saranno accorpate a Macerata, o se torneranno ad essere un'unica provincia.

"Bisognerà leggere attentamente il provvedimento - commenta a caldo Patrizia Casagrande Esposto, presidente UPI Marche (Unione Province Italiane) - perché tagliare le province di Ascoli e Fermo ed aaccorparle a Macerata sia iniquo. Sarebbe meglio tornare ad una provincia unica come era solo pochi anni fa".

Lo stesso problema si ripropone per i comuni di Poggio San Marcello e di San Paolo di Jesi. Sembra che i due comuni saranno integrati in un unico nuovo comune.

Comuni aboliti in provincia di Pesaro Urbino
Tavoleto, Belforte all'Isauro, Peglio, Pietrarubbia, Monte Cerignone, Isola del Piano, Borgo Pace, Frontino

Comuni aboliti in provincia di Ancona
Poggio San Marcello, San Paolo di Jesi

Comuni aboliti in provincia di Macerata
Muccia, Gualdo, Pievebovigliana, Ripe San Ginesio, Monte San Martino, Gagliole, Camporotondo di Fiastrone, Fiastra, Cessapalombo, Sefro, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Poggio San Vicino, Fiordimonte, Bolognola, Monte Cavallo, Acquacanina

Comuni aboliti in provincia di Fermo
Massa Fermana, Montelparo, Monte Vidon Corrado, Monsampietro Morico, Belmonte Piceno, Moresco, Monte Vidon Combatte, Monteleone di Fermo, Montefalcone Appennino, Monte Rinaldo, Smerillo, Ortezzano, Monte Giberto

Comuni aboliti in provincia di Ascoli Piceno
Rotella, Montemonaco, Montegallo, Montedinove, Palmiano






Questo è un articolo pubblicato il 12-08-2011 alle 21:07 sul giornale del 13 agosto 2011 - 1767 letture

In questo articolo si parla di michele pinto, politica, marche, province

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cicciofranco

Era ora ... semplificare e snellire costi e persone inproduttive, ed in Italia ce ne sono tanti

E adesso speriamo che i fermani non passino tutto il tempo a piagnucolare per la provincia perduta, e si mettano subito al lavoro perché nasca una provincia 'Ascoli Piceno-Fermo', e non la vecchia 'Ascoli Piceno' che li inghiotta di nuovo. Abbiamo già un ottimo esempio di provicia doppia in regione, possiamo farne un'altra.

Aggiungo: leggendo il decreto, emergono particolari gustosi. Innanzitutto, i comuni delle province soppresse dovrebbero fare un referendum per farsi accorpare in una provincia territorialmente contigua all'interno della stessa regione. Scomparendo anche Ascoli, i fermani potrebbero solo scegliere Macerata. Referendum sprecasoldi, imposto dalla legge, con una sola scelta possibile.

Peggio ancora andrebbe ad Ascoli, che non ha province contigue, e che non potrebbe indire un referendum per mancanza di opzioni. In questo caso, il decreto prevede che sia la regione a far le veci della provincia. Il territorio ascolano sarebbe quindi commissariato dalla regione. Oppure, potrebbe assumerne l'onere una provincia contigua, che a quel punto diverrebbe Macerata (ingrossata al territorio fermano).

Macerata torna, più o meno, capitale delle Marche :-)

Fabrizio

Commento sconsigliato, leggilo comunque

Fabrizio Leoni

Altro che manovra economica correttiva vantaggiosa. Con l'art. 15, del drecreto legge n. 138 del 13.08.2011, il Govermo vende solo fumo, e niente arrosto, poiché abolire alla fine, soltanto una diecina, sì e no, di piccole province, non porta assolutamente ad alcun risparmio effettivo, con il risultato di umiliare tanti territori periferici già marginali dello Stat, in barba al decentramento amministrativo, alle autonomie locali ed al tanto decantato federalismo.

Fabrizio Leoni

Prima di tutto, mi auguro come fermano, che l'art. 15 del decreto legge n. 138 del 13 agosto 2011 decada, perchè palesemnte illegittimo per violazione dell'art. 133 della Costituzione, per cui le province di Fermo ed Ascoli possano proseguire il loro cammino di autonomia reciproca. Potrebbe ritirarlo il governo, come fece l'anno scorso, sempre nella manovra corretiva alla legge di stabilizzazione finanziaria per il 2011; potrebbe essere espunto dal parlamento in sede di conversione in legge nei prossimi giorni, a seguito di emendamenti, anche perché fa sparire tre province su quattro in Liguria, due su due in Milise, due su quattro in Friuli-Venezia Giulia, quattro su otto in Piemonte e quattro su otto in Sardegna, ecc., con una confusione amministrativa totale nei prossmi anni; potrebbe essere fermato dal Capo dello Stato, in sede di valutazione di legittimità della legge, con stralcio e rinvio alla legge statale, di rango costituzionale e non ordinario, di revisione delle circoscrizioni provinciali, in discussione in parlamento; sarebbe annullato infine di sicuro dalla Corte Costituzionale per violazione dell'art.133 Cost. Italiana, che prevede la libera iniziativa dei comuni, non imposta dal governo con legge ordinaria, per il mutamento delle circoscrizioni provinciali e l'istituzione di nuove province, sentita la regione, procedura che ha seguito la provincia di Fermo nel suo iter istitutivo quasi ventennale.

Fabrizio Leoni

Non sarà per forza necesaario un referendum, è sufficiente una delibera di consiglio comunale, se vi è la certezza da parte degli amministratori comunali che la maggioranza della popolazione sia d'accordo per una scelta piuttosto che per un'altra. Nel caso specifico la scelta del Fermano, a grande maggioranza potrebbe essere quella di essere aggregati alla provincia limitrofa di Macerata, nel rispetto di continuità geografica all'interno del territorio regionale, così recita il comma 2 dell'art. 15 del decreto legge, incostituzionale. Il problema serio si porrebbe per Ascoli, sia che Fermo scelga di passare con Macerata, per cui gli verrano a mancare i due requisiti o parametri fondamentali dellart. 15, sia dei 300.000 abitanti che dei 3000 km quadrati di superficie provinciale, per cui dovrà necessariamente aggregarsi a sua volta alla provlncia di Macerata, che diverrebbe la prima della regione Marche, sia per estensione che per numero di abitanti. Altra sola alternativa, sia i fermani che gli ascolani non esercitano alcuna iniziativa ai sensi dell'art. 133, per cui tutte le funzioni provinciali di Ascoli e Fermo saranno trasferite alla Regione Marche, che a sua volta può, a sisensi del comma 3) od attribuirle, per intero od in parte, agli stessi comuni già facenti parte delle due ex province, overo assegnarle alle province limitrofe a quelle soppresse, e nella fattispecie solamente a Macerata.
Prevedo che la Regione non voglia potenziare troppo la provincia di Macerata, per cui le funzioni provinciali torneranno in tutto od in parte ai comuni sia di Ascoli che di Fermo. Qest'ultima opzione a me personalmente piace molto, perché si tratterebbe di un effettivo decentramento municipale delle funziomi, un aumento reale dell'autonomia locale ed un primo esempio di federalismo amministrativo dal basso. Opzione che viene subito dopo il mantenimento elettivo della provincia di Fermo, e persino prima e più dell'aggregazione a Macerata, che comunque per i fermani sarebbe il male minore, rispetto al riaccorpamento con Ascoli, specialmente dopo l'esperienza disastrosa dei 150 anni passati insieme dall'unità d'Italia.

Fabrizio

Commento sconsigliato, leggilo comunque

La sostituzione delle province con le principali città della zona, per alcune delle funzioni svolte attualmente dalle province, sarebbe un passo verso la giusta direzione per una riforma complessiva del sistema. Eliminando dei confini sempre più artificiosi (vedi gli assurdi problemi imposti dall'appartenenza a diverse province, nel campo della sanità, tra Fermo e Civitanova, Osimo e Recanati, Mondolfo e Senigallia, Ascoli e Amandola, e immagino in fieri attorno alla Valdaso).

Visto che ormai tutte le ipotesi sono aperte, potrebbe essercene un'altra in campo: Fermo e Macerata si aggregano (tornando ad una vecchia unità territoriale e ad una moderna unità economica), la Val Vibrata fa subito il referendum per spostarsi nelle Marche, Amatrice e Accumoli (ormai senza provincia) fanno lo stesso, e Ascoli raggiunge la massa critica per tornare provincia a sé, con i confini spostati un po' più a sud e un po' più ad ovest, comunque coincidenti con l'area di influenza di Ascoli e San Benedetto.

Fabrizio

L'ultima soluzione proposta sarebbe vantaggiosa sia per le Marche, sia per Ascoli, e non sarebbe da sottovalutare nemmeno per Fermo, specie se si raggiungesse con Macerata un sostanziale equilibrio politico-amministrativo e di servizi, paritetico o parirario fra le due realtà, che sono molto affini, sia geograficamente che territorialmente, sia economicamente che linguistaicamente.
Il problema vero è che per fare quanto proposto, laddove bisognerebbe intervenire con referendum per la Val Vibrata e per i due comuni di Amatrice ed di Accumoli, geograficamente marchigiani, far esprimere tre consilgi regionali, Marche Abruzzo ed Umbria, ed ottenere una legge istituitiva dal Parlamento, passano molti mesi o meglio alcuni anni. In realtà è in discussione da tempo in parlamento una legge statale di revisione della suddivisione amministrativa locale o periferica d'Italia, alla quale si dovrà necessariamente rimandare, dopo avrelo stralcaito, l'art. 15 del Decreto Berlusconi-Tremonti, che è incostituzionale per violazione dell'art. 133 Cost. ed inserito in una legge ordinaria della manovra finanziaria, con tutti i limiti contingenti dell'inadeguatezza dello strumento legislativo, l'inappropriatezza della soluzione d'emergenza, e la fretta travolge anche il buon senso, l'inidoneità del rimedio che è peggio del male, che non indica un quadro equilibrato ed omogeneo di passaggi intermedi fra enti, validi per tutta Italia.
Intanto, dopo aver prospettato una vera rivoluzione amministrativa del paese, snella, ridotta all'essenziale, da consentire di abbassare i costi della politica, con risparmio di denaro pubblico, l'unica soluzione tampone valida, in attesa magri defgli eventi, anche se temporanea, è soltanto quella di cancellare un articolo del decreto, che genera ancor di più squilibri terriroriali, senza alcun reale risparmio finaziario.
L'unica parte dell'art. 15 da conservare è quella del comma 6, che prevede il dimezzamento del numero di consiglieri ed assessori pronciali fin dalle prossime elezioni amministrative.
In conclusione, io credo che Ascoli e Fermo, così come le poche altre piccole province in pericolo di sopravvivenza immediata, possano continuare a funzionare, almeno sino ad un vero mutamento amministrativo del paese, e non solo fino ad una parvenza ingiusta e caotica di esso.

Mauro Adami

L'ultima soluzione proposta sarebbe vantaggiosa sia per le Marche e sia per Ascoli, e non sarebbe da sottovalutare nemmeno per Fermo, specie se si raggiungesse con Macerata un sostanziale equilibrio politico-amministrativo e di servizi, paritetico o parirario fra le due realtà, che sono molto affini, sia geograficamente che territorialmente, sia economicamente che linguisticamente.
Il problema vero è che per fare quanto proposto, laddove bisognerebbe intervenire con referendum per la Val Vibrata e per i due comuni di Amatrice e di Accumoli, geograficamente marchigiani, far esprimere tre consigli regionali, Marche Abruzzo e Lazio, ed ottenere una legge istituitiva dal Parlamento, passano molti mesi o meglio alcuni anni.
In realtà è in discussione da tempo in parlamento una legge statale di revisione della suddivisione amministrativa locale o periferica d'Italia, alla quale si dovrà necessariamente rimandare, dopo averlo stralciato, l'art. 15 del Decreto Berlusconi-Tremonti, che è incostituzionale per violazione dell'art. 133 Cost. ed anche perché inserito in una legge ordinaria della manovra finanziaria, con tutti i limiti contingenti dell'inadeguatezza dello strumento legislativo, l'inappropriatezza della soluzione d'emergenza, e la fretta travolge anche il buon senso, l'inidoneità del rimedio che è peggio del male, che non indica un quadro equilibrato ed omogeneo di passaggi intermedi fra enti, validi per tutta Italia.
Intanto, dopo aver prospettato una vera rivoluzione amministrativa del paese, snella, ridotta all'essenziale, da consentire di abbassare i costi della politica, con risparmio di denaro pubblico, l'unica soluzione tampone valida, in attesa magari degli eventi, anche se temporanea, è soltanto quella di cancellare un articolo del Decreto, che genera ancor di più squilibri territoriali, senza alcun reale risparmio economico e finaziario.

Trovare un equilibrio tra Macerata e Fermo non sarebbe difficile, visto che già questa provincia è fatta di sottili equilibri tra città con un forte senso di autonomia (oltre al capoluogo, Civitanova - grande quanto Macerata - Recanati, Tolentino, Sanseverino, Matelica, e la piccola ma fortemente autonoma Camerino). Macerata è accentratrice, c'è da controbilanciarne giorno per giorno l'aspirazione egemonica, ma finora gli equilibri sono stati (a mio modo di vedere) sostenibili.




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