Porto San Giorgio: scoperta la targa ai caduti di Nassiriya

targa ai caduti di Nassiriya 18/09/2010 -

Cittadini, autorità, amministratori, vorrei che questo momento non fosse una vuota celebrazione, ma ci spingesse tutti ad una profonda riflessione. Ci sono giorni che rimangono scolpiti nella storia di un Paese, nel bene e nel male. Il 12 novembre 2003 è una di queste date. Lo è per l’enormità della tragedia che ha colpito 19 nostri connazionali quella mattina d’autunno a Nassiriya, lo è per l’intensa commozione sollevatasi in tutto il Paese in seguito a quel drammatico evento.



E’ opportuno ricordarne i nomi, uno ad uno. Perché dietro a ciascuno di quei caduti troviamo una storia, una famiglia, un patrimonio di alti valori di esempio per tutti. Nell’esplosione di quel giorno alla base Maestrale morirono 12 carabinieri: il sottotenente Giovanni Cavallaro, il sottotenente Enzo Fregosi, il sottotenente Filippo Merlino, il sottotenente Alfonso Trincone, il maresciallo aiutante Alfio Ragazzi, il maresciallo aiutante Massimiliano Bruno, il maresciallo capo Daniele Ghione, il brigadiere Giuseppe Coletta, il brigadiere Ivan Ghitti, il vice brigadiere Domenico Intravaia, l'appuntato Orazio Maiorana e l'appuntato Andrea Filippa; cinque militari dell'Esercito (il capitano Massimiliano Ficuciello, il maresciallo capo Silvio Olla, il caporal maggiore capo scelto Emanuele Ferraro, il primo caporal maggiore Alessando Carrisi e il caporal maggiore Pietro Petrucci, un regista impegnato in un documentario sulla missione italiana, Stefano Rolla, e il funzionario della cooperazione italiana in Iraq Marco Beci. Con loro morirono anche nove cittadini iracheni.

Quegli uomini conoscevano i rischi a cui andavano incontro, la complessità del luogo in cui avrebbero operato, l’altissima tensione di quel momento storico e politico nella regione mediorientale. Non si arroccarono, non oppressero, ma improntarono il lavoro alla massima apertura con la popolazione locale, vivendo il loro lavoro tra la gente comune, cercando di portare aiuto ad una democratica ricostruzione in un Paese martoriato. Forse proprio per la nobiltà delle loro azioni l’Italia si mostrò, per una volta, nella sua veste migliore. Quella di uno stato unito, con una forte identità ed una comune coscienza collettiva, fatta eccezione per sparute, ignobili eccezioni. L’orgoglio per i nostri caduti ci portò a sfilare a migliaia davanti alle loro bare, a fermarci in silenzio in milioni in occasione dei loro funerali, ad esporre con orgoglio il tricolore dalle nostre finestre. Una dimostrazione di come il ricordo di chi ha speso il proprio bene più prezioso sia patrimonio di tutto il popolo italiano, non delle sole istituzioni , né tanto meno di una sola parte politica.

Per ricordare questi uomini, per ricordare i valori di pace, libertà, democrazia che quei 19 caduti incarnano, per ricordare quell’Italia autentica, orgogliosa di sé, stretta intorno ai suoi ideali che si manifestò nel cordoglio del novembre 2003, la celebrazione odierna ha un senso. Porto San Giorgio, apponendo questa targa, porge un tributo agli eroi di pace di Nassiriya, ne preserva il ricordo, ne coltiva l’esempio, rendendo con essa omaggio anche al sogno di un Paese e di un mondo migliore.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-09-2010 alle 19:51 sul giornale del 20 settembre 2010 - 810 letture

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